La Grecia minaccia l'Europa: «Vi portiamo il jihad in casa»

Il ricatto del ministro della Difesa, mentre l'Eurogruppo deve ancora decidere se versare gli aiuti ad Atene. Via al piano Bce di acquisto titoli: a Bankitalia bond per 130 miliardi

«O ci aiutate, oppure inondiamo l'Europa di migranti e jihadisti». Con parole a metà strada tra la follia e l'esternazione ad alto tasso etilico, il ministro greco della Difesa, nonché leader della destra nazionalista, Panos Kammenos, scuote il Vecchio continente nel giorno in cui Atene riceve un'altra porta in faccia dall'Eurogruppo e la Bce dà il via al programma di acquisto titoli da 60 miliardi di euro al mese, comprando anche i nostri Btp.

La «sparata» di Kammenos è un sintomo, pericoloso e inquietante, di come una Grecia sempre più nell'angolo stia asfaltando non solo le più elementari regole della diplomazia, ma anche quelle del buonsenso, essendo il terrorismo islamico un nervo scoperto per l'intero Vecchio continente. E con quale spirito si può aiutare un Paese che fa simili minacce? Più che guardarsi dai presunti nemici annidati nelle cancellerie europee, il premier Alexis Tsipras deve tenere a bada gli uomini della sua squadra, a cominciare da un altro esternatore seriale e immarcabile come Yanis Varoufakis. Il ministro irlandese delle Finanze, Michael Noonan, avrebbe rivelato l'esistenza di un piano messo a punto dal leader di Syriza per sbarazzarsi dell'ingombrante responsabile del dicastero economico, da rimpiazzare con il vicepremier Yannis Dragasakis. Il governo ellenico ha naturalmente smentito tutto, ma sotto la cenere cova qualcosa. Anche perché Varoufakis si è congedato dalla riunione di ieri dell'Eurogruppo senza ottenere lo sblocco della tranche da 7,2 miliardi. E di tempo ne è rimasto poco. Venerdì prossimo, prima scadenza per la Grecia: due miliardi da rimborsare al Fondo monetario internazionale. E i soldi in cassa sembra non siano sufficienti neppure per pagare gli stipendi.

L'impressione è che la Grecia abbia tirato troppo la corda con Bruxelles. Troppo generica le riforme in sette punti illustrate nella lettera inviata venerdì scorso. Ciò spiega l'inusuale durezza del presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem: «Ora basta perdere tempo. Dall'ultimo Eurogruppo Atene ha fatto poco per attuare le riforme: senza accordo, niente soldi». Parole che hanno colto nel segno. Finita la riunione dei ministri delle Finanze con un nulla di fatto, fonti governative greche hanno detto di essere disponibili ad aggiungere alla lista nuove misure contro l'evasione fiscale. Tutto è rinviato a domani, quando ci sarà una nuova tornata di incontri «a livello tecnico» con l'ex Troika. A Bruxelles. Basta, insomma, con le missioni degli ispettori di Ue, Bce e Fmi ad Atene. Una piccola vittoria per Tsipras.

Ma la Borsa greca, crollata ieri del 4,18%, teme il peggio. È però la sola. Altrove, si gioca un'altra partita, dove l'euro resta ai minimi da 11 anni (1,0849 dollari), lo spread risale impercettibilmente (a 97 punti) e Piazza Affari chiude in rialzo dello 0,57%. È l'effetto-Draghi, la sbornia da quantitative easing, iniziato ieri mattina con acquisti che hanno coinvolto anche i nostri Btp. Siamo solo all'inizio di un programma che per l'Italia vale 150 miliardi di euro, di cui 130 saranno assicurati dallo shopping di Bankitalia. Via Nazionale, che ha reso noto che il suo bilancio crescerà del 30% al settembre 2016, termine previsto del Qe, è convinta che il programma stimolerà l'economia e favorirà gli investimenti.