Grillo espulso dai Comuni: non supera il primo turno

I 5 stelle restano fuori dai ballottaggi nelle grandi città E Forza Italia è in corsa a Genova, Verona e Padova

L'Italia per una notte rispolvera la geografia politica della Seconda Repubblica e ritorna bipolare. Alla prova del voto, nei Comuni più importanti il Movimento 5 Stelle incassa un clamoroso flop e non riesce a cogliere alcun successo, neppure parziale, fallendo l'accesso al ballottaggio in tutti i capoluoghi. Il centrodestra e il centrosinistra, invece, tranne alcune eccezioni come quella di Parma dove il grillino ribelle Federico Pizzarotti conquista la pole-position, vengono promossi in coppia e si apprestano ad affrontare le sfide del secondo turno rinfrancati da una ritrovata vitalità.

In sostanza a Genova, L'Aquila, Padova, Monza, Lecce si profila un ballottaggio centrodestra-centrosinistra. In particolare nella città della Lanterna - in base al primo exit poll di Ipr Marketing-Istituto Piepoli per la Rai - il candidato sindaco Gianni Crivello (centrosinistra) è al 34-38%, Marco Bucci (centrodestra) al 33-37%. Un risultato che lascia intravedere una sfida interessantissima al secondo turno del 25 giugno. A Verona e Taranto si naviga ancora nell'incertezza, ma anche in questo caso si va verso la sfida più «classica», con la possibile esclusione della compagna di Flavio Tosi, Patrizia Bisinella, nella città dell'arena. A Catanzaro l'uscente di centrodestra Sergio Abramo sfida il candidato di una civica di centrosinistra. Chi, invece, potrebbe fare il colpo grosso è Leoluca Orlando che a Palermo potrebbe superare il 40% e aggiudicarsi ancora una volta Palazzo Pretorio.

Il dato politico di giornata è, però, il passo falso dei Cinquestelle. A Parma Pizzarotti, ex M5S, se la vedrà al secondo turno con il candidato del centrosinistra Paolo Scarpa: l'esponente M5S Daniele Ghirarduzzi si ferma a percentuali a una cifra, tra il 3 e il 7%. Nella Genova di Beppe Grillo Luca Pirondini è dato tra il 18 e il 22%, stessa percentuale di Ugo Forello a Palermo. Ma è il risultato complessivo ad andare oltre le peggiori previsioni, con una sorta di «controvoto» di protesta che va a punire chi delle politiche antisistema ha fatto da sempre la propria bandiera e la propria formula acchiappavoti.

L'11 giugno diventa così uno dei giorni peggiori di sempre per la creatura politica di Grillo e Gianroberto Casaleggio. Uno schiaffo, quello incassato ieri in una tornata di Amministrative che interessava più di mille comuni, che fa sembrare lontane anni luce le vittorie dello scorso anno a Roma e Torino. Era apparso subito evidente che il Movimento 5 Stelle sarebbe andato al Rischiatutto tra faide tra meet up, in un perenne scontro tra ortodossia ed eresia e una campagna elettorale certo non segnata dalla presenza di folle oceaniche ai comizi dei suoi candidati. Forse però nessuno avrebbe immaginato che in un voto che interessava quattro capoluoghi di Regione - Palermo, Genova, Catanzaro e L'Aquila - e 21 di provincia - Alessandria, Asti, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lecce, Lodi, Lucca, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Verona, Taranto e Trapani - i pentastellati avrebbero raccolto così poco.

La speranza di conquistare almeno due-tre capoluoghi di provincia dei 25 al voto e salvare in qualche modo la faccia è sopravvissuta fino all'ultimo, ma si è infranta con risultati che hanno lasciato le briciole ai candidati grillini. Alla prova dei fatti le aspettative si sono infrante con un limite che anche le precedenti consultazioni avevano palesato, ovvero una crescente difficoltà di dialogo con il Nord, diventato una sorta di tallone d'Achille per un movimento sempre più a trazione meridionale. Un problema esploso in maniera fragorosa anche a causa della difficoltà di reperire personale politico all'altezza e candidati sindaci in grado di competere davvero sul territorio.