Grillo si allea con l'ex nemico: per il Colle candida Bersani

Nella rosa delle "Quirinarie" dei 5 Stelle spunta il tanto odiato big democratico. Più che una boutade, una mossa in chiave anti Renzi

Poco importa che quel Pier Luigi Bersani nella rosa dei candidati alle «Quirinarie» del Movimento 5 stelle sia decisamente anomalo, visto che la carriera politica dell'ex segretario Pd si è interrotta proprio a causa uno streaming grillino, quello del «no» del M5S a un governo con i democratici. La candidatura dell'esponente Pd alle primarie degli acerrimi nemici è palesemente un'esca piazzata lì per disturbare Matteo Renzi. Una polpetta avvelenata che la sinistra interna al Pd ha subito addentato, forse nella speranza che resti intossicato solo il premier.

La minoranza ieri sera ha sondato il Movimento 5 stelle per trovare una convergenza sul nome di Pier Luigi Bersani. Ma a patto - lasciano trapelare fonti interne, incuranti delle implicazioni comiche - che il nome di Bersani sia sostenuto «seriamente» e quindi già dalla seconda votazione.

Insomma, i grandi elettori Pd dissidenti vogliono trovare un candidato che gli permetta di non votare scheda bianca, come da indicazioni di segreteria. Erano già disposti a votare Romano Prodi, rendendo la vita difficile a Renzi. Ma quando si sono ritrovati il nome del leader dei democratici doc tra quelli votabili dal popolo della rete M5s, ci hanno creduto. O hanno voluto crederci.

«Spero che non vi sia strumentalità. Spero che né Bersani né Prodi siano stati utilizzati per una iniziativa strumentale», commentava in serata uno Stefano Fassina, più naïf del solito. Poi più prudente: «Intanto vediamo cosa succede, abbiamo una riunione importante dei grandi elettori del Pd, muoviamoci sulla base dei dati certi». Ma «non ho avuto nessun contatto con il M5s», precisava.

Poco importa. Il primo obiettivo del partito di Grillo e Casaleggio è quasi raggiunto. I grillini hanno dimostrato di sapersi applicare benissimo nelle tattiche politiche vecchio stampo, grazie alle Quirinarie nuova versione.

A quelle tenute un anno e nove mesi fa, Milena Gabanelli risultò la più votata. Ma fu una cartuccia a vuoto in tutti i sensi. La giornalista rifiutò, Giorgio Napolitano passò senza problemi e il movimento fece una figuraccia. Questa volta nella rosa targata 5 Stelle non ci sono nomi scelti dal popolo della rete, ma dall'assemblea dei fedelissimi parlamentari.

La scelta non è più di pancia, ma è tattica e finalizzata a fare fallire il Patto del Nazareno. Grande escluso, dalle votazioni on line che si terranno oggi, Stefano Rodotà, che è il più amato dai militanti ma sarebbe stato inutile. Una candidatura di testimonianza. Confermati Gustavo Zagrebelsky, Ferdinando Imposimato e Romano Prodi, anche se il nome del Professore sarebbe entrato comunque nella rosa, perché, come spiegato sul blog, era stato indicato da 4 parlamentari dem sui 6 che avevano risposto all'appello di Grillo e Casaleggio. Poi Raffaele Cantone, Lorenza Carlassare (che ha declinato) Nino Di Matteo, Elio Lannutti, Paolo Maddalena e Salvatore Settis. Primo nella lista (in ordine alfabetico) Bersani, proposto da Alessandro Di Battista in assemblea. Segno che non si tratta di una boutade. È una scelta ufficialissima. Ma comunque di disturbo.