Gruppi "abusivi" alla Camera, solo metà è in regola

Sei su 12 non raggiungono 20 deputati. Ecco il trucco per sopravvivere (e ottenere finanziamenti)

Unioni, divorzi, scissioni e ricongiungimenti. C'è posto per tutti nella galassia di partiti e partitini che affligge questo Parlamento come una patologia. C'è spazio anche per gruppi parlamentari che, decimati da addii e divisioni, non avrebbero più ragione d'essere ma che grazie a uno strappo alla regola del tutto legittimo, come i tanti paradossi della politica, esistono eccome. E si intascano relativi fondi e contributi. A Montecitorio, solo la metà degli schieramenti rispetta il requisito essenziale di avere un minimo di venti membri. L'altra metà lo elude grazie a un comma del regolamento della Camera che consente di fare delle eccezioni per chi «rappresenta un partito organizzato nel Paese».

Openpolis ha calcolato che su dodici gruppi, appena sei hanno i numeri, gli altri beneficiano delle deroghe concesse dall'ufficio di presidenza. Solo Pd (238 membri), Movimento 5 stelle (91), Forza Italia (50), gruppo Misto (47), Art.1-Mdp (40), e Alternativa popolare (26) rispettano il criterio. Non arrivano alla soglia della sopravvivenza Lega (con 19), Sinistra italiana-Sel-Possibile (17), Civici e innovatori (16), Scelta civica-Ala-Maie (16), Democrazia solidale-Centro democratico (14) e Fratelli d'Italia (11).

È un comma dell'articolo 14 del regolamento di Montecitorio ad ammettere «un gruppo con meno di venti iscritti purché questo rappresenti un partito organizzato nel paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno venti collegi, proprie liste di candidati, le quali abbiano ottenuto almeno un quoziente in un collegio ed una cifra elettorale nazionale di almeno 300 mila voti di lista validi».

Al Senato, dove il minimo richiesto è dieci componenti, Conservatori e Riformisti di Raffaele Fitto non ha potuto usare lo stesso trucco: dopo l'uscita della senatrice Bonfrisco il presidente Pietro Grasso ne ha disposto lo scioglimento.

Ma il fenomeno è un'anomalia di questa legislatura, che dopo aver infranto ogni record per cambi di casacche dei parlamentari, già oltre quota 458, rompe anche quello delle forze rappresentate in Parlamento. Molte delle quali ben lontane dal responso degli elettori alle urne. Basti pensare che nella legislatura precedente, Montecitorio contava otto gruppi, quattro in meno di adesso, e tutti avevano più di venti deputati, mentre Palazzo Madama nove, e anche qui tutti con più di 10 membri.

Del resto nella frammentazione che regna sovrana alle Camere, dopo l'abolizione del finanziamento ai partiti, le deroghe dell'Ufficio di presidenza sono un appiglio per le truppe sotto organico. Consentono loro di accedere ai rimborsi previsti per i gruppi a sostegno della loro attività: per le loro funzioni istituzionali incassano circa 50 milioni all'anno.