«Guadagno troppo». E lascia la casa popolare

Scopre che il suo reddito è più alto del dovuto e riconsegna le chiavi al Comune

Matteo Basile Italiani popolo di furbetti, ladri e approfittatori? Anche. A volte, magari più spesso di quanto si possa pensare, il detto più appropriato è il caro e vecchio «italiani brava gente». Tra assenteisti, gaglioffi ed esperti del cavillo pro domo loro, si nascondono anche virtuosi ed onesti. Brava gente, appunto. Come il cinquantenne di Livorno che, appurato di avere un reddito troppo elevato per continuare a vivere nella casa popolare che gli era stata assegnata, ha deciso di fare fagotto e lasciarla libera per chi ne ha più bisogno. E senza perdersi nel dedalo della burocrazia nostrana, facendo richiesta ufficiale e aspettando magari per mesi. E nemmeno aspettando che qualche funzionario se ne accorgesse e glielo facesse presente, facendo scattare un meccanismo lungo e arzigogolato per cui ci sarebbe voluta una vita per arrivare alla fine all'iter. No, lui ha fatto prima. Ha preso le chiavi di quella che è stata la sua abitazione per 30 anni, si è recato presso gli uffici della «Casalp», l'ente case popolare di Livorno, ha consegnato le chiavi e tanti saluti. Chapeau. L'uomo è un operaio, non esattamente un multimilionario. Viveva con la nonna nell'alloggio popolare e quando l'anziana è morta, secondo la legge, l'assegnatario è diventato lui. A quel punto avrebbe potuto campare benissimo senza muovere un dito godendosi l'appartamento. Invece, come raccontato da Il Tirreno, prima ha fatto richiesta per acquistare la casa poi, dopo aver ricevuto risposta negativa, leggendo la normativa regionale si è reso conto che il suo reddito era troppo alto rispetto ai parametri di richiesta di una casa popolare. Da qui il gesto, la riconsegna della chiavi e la rinuncia a un privilegio che tecnicamente non meritava più. Ma che, va sottolineato, nessuno gli avrebbe contestato chissà per quanto tempo e che probabilmente, cavillo su cavillo, rinvio su rinvio, avrebbe potuto mantenere ancora a lungo. Un gesto normale per molti, meritevole di encomio visti i tempi. Proprio ieri si è scoperto che a Milano un ghanese subaffittava il suo alloggio, casa popolare a canone calmierato, sul portale airbnb. Beccato, ha perso il diritto all'abitazione. E ancora da Livorno, arriva la storia del 75enne che viveva in un appartamento di 100 metri quadrati di sua proprietà, ma nonostante ciò non aveva mai rinunciato alla casa popolare che gli era stata assegnata e per cui pagava un canone di 75 euro al mese. Tutto qui? No, perché l'uomo in garage aveva ben otto auto d'epoca, tra cui una Ferrari F106 turbo che da sola vale almeno 40mila euro. Pizzicato, ha patteggiato una condanna a un anno di reclusione. Storie di meschinità sempre più numerose che nella sola città toscana hanno portato alla luce decine e decine di abusivi della casa popolare nell'ultimo periodo. Beccati, puniti e ora pure umiliati. Dal gesto normale di un uomo normale con una straordinaria dignità e un'esemplare onestà.