Guerra cibernetica al M5s. Il caso Rousseau dai pm

Gli attivisti studiano un esposto in procura dopo la pubblicazione dei nomi dei donatori

Roma - Grillo taroccato, Grillo imputato. La «guerra cibernetica» alla piattaforma Rousseau potrebbe finire in tribunale. Ieri in un'intervista al Giornale l'esperto di sicurezza informatica Matteo Flora ha svelato che il «cervello» del Movimento Cinque Stelle è facilmente «sabotabile», un sistema «fallato» come hanno dimostrato gli attacchi hacker degli scorsi giorni che gettano «ombre pesanti anche sui voti online del passato». Ma, soprattutto, ha spiegato Flora: «Rousseau non è adatto a rispondere a un'esigenza di trasparenza, di affidabilità, di segretezza e di sicurezza». E i dati «sensibili» degli iscritti messi in vendita dall'hacker rogue_0 sono la dimostrazione di questa vulnerabilità.

Proprio la pubblicazione di nomi, cognomi, indirizzi e donazioni effettuate ha gettato nel panico gli attivisti del Movimento. Che ora pensano a un esposto alla Procura e al garante della privacy. Il nodo della questione lo racconta al Giornale l'avvocato romano Lorenzo Borrè, ex grillino ora in prima linea in tutte le cause contro Beppe Grillo: «Io sono stato iscritto al M5s e, come da disclaimer nel blog, ho fornito la disponibilità al trattamento dei dati a Grillo. Tutto questo è andato avanti fino al gennaio-febbraio 2016, quando è stata fondata la piattaforma Rousseau, che fa riferimento all'omonima associazione ed è quindi un soggetto-terzo. Il sospetto è che siano stati trasferiti tutti i dati sensibili degli iscritti all'interno di Rousseau, ma in questo caso Beppe Grillo avrebbe dovuto chiedere prima il consenso a ogni utente».

Borrè ha già ricevuto un mandato da un gruppo di iscritti provenienti da tutta Italia e al rientro dalle vacanze dovrebbe mettersi al lavoro per approfondire la questione. Ma l'idea degli attivisti è quella di «presentare un esposto alla Procura e al garante della privacy per costituire una class action». Così si configurerebbe il reato di «trattamento illecito di dati sensibili», con l'aggravante che la Casaleggio non è stata nemmeno in grado di proteggere adeguatamente la privacy degli iscritti. Insomma, una situazione del tipo: «Tu hai acquisito i miei dati e me li hai pure fatti rubare» conclude Borrè. L'avvocato precisa: «Alcuni attivisti del Movimento vogliono vederci chiaro e individuare, se ci sono, delle responsabilità, bisogna studiare bene la questione».

Nonostante la prudenza di Borrè, tra gli iscritti si parla di «certezza di una violazione dei diritti». E corre il passaparola. I primi a rivolgersi al legale romano sarebbero stati otto grillini provenienti da varie parti d'Italia tra cui Roma, l'Abruzzo, Umbria e Liguria, ma la voce si sta espandendo. Chi pensa male ha il timore che dietro gli sms inviati dallo staff nell'autunno del 2016 prima della votazione del nuovo Statuto e Regolamento, ci sia un trasferimento di dato sensibile, come il numero di cellulare. Se il Grillo è taroccato, l'attivista è un malcapitato.