Guerra simulata in Corea. Bombe Usa per avvisare Kim

In ottobre Trump invierà una portaerei e super-jet di attacco per manovre navali in accordo con Seul

Dalla playstation al calcio. Kim Jong-un, il dittatore folle e narcisista, abbandona il joystick per professarsi amante del pallone e tifoso dell'asso argentino della Juventus Dybala. Basterà una partita della pace nello stadio di Pyongyang a scongiurare una guerra nucleare? Se fosse così semplice la Fifa avrebbe già provveduto, inviando in Corea del Nord i più importanti fuoriclasse in circolazione. Purtroppo non siamo nel mondo delle favole e neppure sul set di The Interview.

Anche per queste ragioni Stati Uniti e Corea del Sud hanno dato vita ieri a mezzogiorno (le 5 in Italia) a una serie di simulazioni militari anti-Kim. Quattro jet americani F-35B invisibili e 2 bombardieri strategici B-1B hanno infatti alimentato un bombardamento strategico nei cieli sudcoreani. Gli aerei Usa sono stati affiancati da quattro F-15K di Seul, prima di rientrare alle basi in Giappone e a Guam. Le esercitazioni si sono concretizzate tre giorni dopo il lancio del missile intermedio, spedito dalla Corea del Nord verso il Pacifico dopo il sorvolo del Giappone. Le operazioni sono state rese note alla stampa dal comandante delle forze armate sudcoreane Yong Woo. «I nostri aerei e quelli americani hanno sganciato bombe inerti nel campo di tiro di Pilseung, a 30 km dal Nord, e a Taebaek, nella provincia di Gangwon. Tutto è andato secondo previsioni». Nel mezzogiorno di fuoco condotto al 38° parallelo gli Usa hanno orchestrato simulazioni a due passi dal fronte nemico.

Usa e Corea del Sud, con il sostegno per ora solo logistico del Giappone, sembrano trovarsi nella condizione di una lotta contro il tempo. Secondo il ministero della Difesa di Seul, la Corea del Nord si troverebbe infatti prossima «alla fase finale di sviluppo di un missile balistico intercontinentale. Non sono da escludere da qui alla fine di ottobre provocazioni addizionali». Gli 007 di Seul accennano ad esempio al lancio di missili multipli fino ad arrivare al settimo test nucleare, con bomba a idrogeno.

Di fatto sta diventando una lotta contro il tempo, ragion per cui gli Usa, si apprende da fonti del Pentagono, invieranno una portaerei e il relativo gruppo d'attacco (i super jet B-1B) vicino alla penisola coreana per un ciclo di manovre navali a ottobre con la Marina di Seul. «Kim deve capire che se prima nella zona eravamo militarmente forti, adesso, addestrandoci con gli Usa, siamo anche ben coordinati tra noi», ha aggiunto il generale sudcoreano Yong Woo.

E Pyongyang? Per ora si è limitata a criticare la condanna del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sul missile balistico intermedio lanciato venerdì. L'organo di regime, il quotidiano Choson, ieri pubblicava nella sua versione online frasi di fuoco. «L'Occidente aumenterà le sanzioni nei nostri confronti? Allora vorrà dire che ci attrezzeremo sempre più rapidamente verso il compimento di status di potenza nucleare. I movimenti in aumento di Usa e forze vassalle nell'imposizione di sanzioni e pressione su di noi ci renderà invincibili».

A Pyongyang risponde il premier giapponese Abe, definendo l'opzione del dialogo «un vicolo cieco. La strada della distensione con Kim non potrà mai funzionare. La Corea del Nord interpreta i colloqui come una prova che altri Paesi si sono arresi al successo dei suoi lanci missilistici e ai suoi test nucleari». E mentre Trump in un tweet ironizza sulle code di nordcoreani alle pompe di benzina dopo le restrizioni imposte, Abe invita i Paesi asiatici a smettere di commerciare con la Corea del Nord nel fornire componenti per il programma missilistico, ad acquistare prodotti e servizi, o accettare manodopera di Pyongyang. Il riferimento all'Iran è tutt'altro che un'ipotesi, mentre il Kuwait ha ordinato all'ambasciatore di rientrare.