Ha 38 anni ma è come se ne avesse 114 La sfilata di «Iroso», l'ultimo mulo soldato

Ha la matricola 212, è sopravvissuto al licenziamento e ai macellai ed è stato adottato da un'ex penna nera. E oggi sarà accolto come una rockstar

Treviso - Arriverà questa mattina con tutti gli onori. Un trasporto speciale per un ospite unico, l'ultimo mulo degli alpini, sopravvissuto al licenziamento e ai macellai. Iroso si chiama, non scalcia più, vive in beata tranquillità a Cappella Maggiore, non lontano da Vittorio Veneto. Ha 38 anni, che per un mulo sono un'eternità. Fosse un uomo ne avrebbe 114, dice la dottoressa Barbara Bisatti, il veterinario che ha visitato l'animale e ha dato il via libera al viaggio di oggi per la gioia dei «veci» più che dei «bocia». Perché Iroso è un animale da combattimento.

L'ultimo mulo alpino aveva già sfilato a Treviso nel 1994. Era un altro mondo, c'era ancora la naja, l'esercito non era un affare da professionisti e Iroso apparteneva al Settimo reggimento alpini di Belluno, matricola 212, numero marchiato a fuoco sullo zoccolo anteriore sinistro. La sua presenza all'Adunata era il guanto di sfida delle penne nere al ministero della Difesa, che l'anno prima aveva deciso di vendere gli ultimi 24 muli in forza al Corpo. Gli eredi di tante campagne belliche, i «compagni» (così li chiamano ancora in molti) della fatica e delle sofferenze del soldato finivano all'incanto non come opere d'arte ma per raccogliere quattro soldi. Da bravi soldati, quelli del Comando brigata alpina Cadore dovettero piegare la testa e obbedire.

Antonio De Luca, 71 anni, alpino in congedo e commerciante di legname, si presentò davanti al battitore il 7 settembre 1993, ultima asta dei combattenti a quattro zampe. Per una ventina di milioni (di lire) se ne portò via una dozzina. Parte dei soldi venne da un gruppo di penne nere che si autotassarono. De Luca li fece lavorare nei suoi boschi a tirare carri di legname. Ma soprattutto se ne prese cura assieme ai coscritti del reparto Salmerie della sezione di Vittorio Veneto dell'Associazione nazionale alpini. Soltanto Iroso, miracolo della natura, è ancora al mondo. Non trasporta più armi ed equipaggiamenti, né carichi di legna; è mezzo cieco, senza denti, vive in un recinto da solo per non essere distratto dai muli giovani e pieni di energie, viene nutrito con mangime speciale.

Gli alpini, non solo quelli di Treviso, hanno fatto di tutto perché il loro ultimo mulo doc potesse partecipare all'Adunata. Iroso ha dovuto sostenere le visite mediche come una recluta e sottoporsi al giudizio dei veterinari. Per lui è stato allestito un trasporto particolare, imbottito, per garantirgli di non sopportare sforzi. Anche per il mulo alpino c'è stato il tempo della sofferenza e ora è arrivato quello del riguardo. Il carro su cui verrà caricato questa mattina è ad accesso frontale: di solito procedono a ritroso nell'uscire, ma nessuno vuole correre il rischio che possa scivolare.

A Treviso è stato preparato un secondo recinto per Iroso nel giardino del palazzo dell'ex Genio civile. Non sfilerà ma per l'intera giornata potrà essere guardato, salutato e controllato da un reparto alpino. Un veterinario ha dato la reperibilità per tutta la trasferta trevigiana e un altro lo sottoporrà a una visita di controllo la settimana prossima. E già stasera prenderà la via del ritorno.