Harry a pezzi per Lady D: «La morte di mamma mi ha distrutto la vita»

Il Principe: «Per vent'anni ho fatto finta di nulla poi sono crollato. Salvato da psicologi e boxe»

Erica Orsini

Londra Ci ha messo vent'anni prima di andare in terapia eppoi ne ha passati altri due nel caos più totale. Il secondogenito di Diana e Carlo racconta i demoni che l'hanno tormentato da quando perse la madre, a soli dodici anni. Lo fa in una lunga intervista al Daily Telegraph nell'ambito di «Heads toghether», una campagna che invita a non stigmatizzare i malati mentali. Un intervento storico il suo, perché é la prima volta che un membro della famiglia reale apre il suo cuore pubblicamente, ma anche perché racconta la storia di un grandissimo dolore tenuto dentro troppo a lungo e mai elaborato.

Per vent'anni, Harry non ha voluto pensare alla morte di sua madre, ha fatto semplicemente finta che la sua scomparsa facesse parte della storia di un altro, si é ostinatamente costretto ad andare avanti facendo finta di nulla. Ha affrontato gli anni della sua gioventù con la finta spensieratezza di un adolescente qualunque fino a che non ha quasi preso a pugni qualcuno senza motivo. É allora che ha deciso di ascoltare i ripetuti consigli del fratello ed è andato in terapia. Si è trattato di un percorso lungo e doloroso, ma adesso, finalmente, «é a buon punto». Anche se ci sono voluti due decenni prima di riuscire ad elaborare un lutto devastante. «Posso tranquillamente affermare che perdere mia mamma a dodici anni - ha raccontato Harry - e sopprimere per vent'anni tutte le mie emozioni ha avuto un effetto gravissimo non solo sulla mia vita personale, ma anche sul mio lavoro. Sono stato vicino al completo crollo nervoso in numerose occasioni, quando il dolore per la perdita, le bugie e i fraintendimenti emergevano da ogni parte».

Il principe ha ammesso di aver avuto problemi a controllare la sua aggressività e di avere iniziato a boxare proprio per questo. «Questo sport mi ha salvato - ha detto - perché quando mi sentivo sul punto di prendere a pugni qualcuno, essere in grado di farlo con qualcuno che portava i guantoni e il caschetto é stato sicuramente più semplice». Ma a salvarlo da se stesso sarà solo terapia che lo induce a parlare. Tutto emerge di colpo, il lutto mai elaborato lo travolge con una forza inarrestabile. «Ho trascorso due anni nel caos più totale - ha confidato - durante i quali non sapevo che cosa c'era di sbagliato in me. Perfino nelle celebrazioni ufficiali dovevo combattere con il desiderio di andarmene o aggredire qualcuno senza saperne il motivo».

Adesso, a vent'anni dalla morte di Diana, Harry ha voluto parlare di quest'esperienza «per incoraggiare le persone con questi problemi a parlare e a comprendere che non sono soli in questa battaglia». «Dev'essere normale potersi sedere con qualcuno - ha sostenuto - prendersi un caffè e dire "Ho avuto una brutta giornata, ne possiamo parlare?» Quanto a lui, ora afferma di poter mettere «sangue, sudore e lacrime» in tutto ciò in cui crede prendendo finalmente sul serio la sua vita privata e il suo lavoro. Non è poco, nemmeno per un principe.