Hermès cambia stilista ma non lo stile equestre

Aura di restaurazione borghese e un richiamo verso un'idea di rinnovata, oltre che lineare, eleganza nelle collezioni di Hermès e Chanel per il prossimo inverno. L'approccio comune collega idealmente la sfilata Hermès e la suggestiva messa in scena di Chanel che sotto la volta del Grand Palais ha dato vita alla «Brasserie Gabrielle». Molto convincente l'esordio di Nadège Vanhee-Cybulsky come direttore creativo di Hermès. 36 anni, francese di nascita, la designer arriva dal marchio americano «The Row», fondato dalle gemelle Ashley e Mary-Kate Olsen, ma prima si è fatta le ossa da Celine con Phoebe Philo e da Margiela. Il suo Hermès è proverbiale, portato all'essenza, contemporaneo e sofisticato, basato su un'ispirazione anni '70 e su una rimeditazione minimalista del vocabolario estetico del marchio. Ecco quindi le rigorose sottane longuette dai sorprendenti spacchi abissali, accanto alla salopette in agnello blu-nero; i giacconi-coperta con righe Rocabar a contrasto e i top in visone rasato oltre agli abbinamenti di coccodrillo e cashmere, ai parka e ai blouson matelassé «sottosella» in vitello. Il classico tema equitazione della Maison diventa quindi forma purista, geometrica e distillata ad oltranza. Una tavolozza di beige perlacei, di ruggine, blu curaçao e notte, con tocchi di giallo intenso e arancio Hermès e sovrapposizioni dei celebri carrées, che possono trasformarsi in corte gonne portafoglio e declinarsi in bianco o nero totale per la sera. Diventeranno un cult le borse e clutch Octogone e i pendenti da amazzone incantatrice in agata nera, diaspro dalmata e metallo palladiato. «Brasserie Gabrielle» è un po' un inno alla giovane bourgeoisie parigina, tra conservatorismo e attitudine branchée. Petite robes noire fluttuanti con collarette candide, gonne pareo, tweed Chanel e pied-de poule macro e micro atomizzato. Anche Karl Lagerfeld, formidabile interprete di questo nostro tempo che chiede certezze, in maniera più decorativa e libera ha guardato agli anni Settanta. Con un mood «Belle de Jour» immerso però in una cifra di spiazzante contemporaneità.