Hezbollah: «Colpiremo la fabbrica di ammoniaca e faremo 800mila morti»

Fiamma NirensteinUna minaccia hitleriana: non può essere definito diversamente il discorso del leader degli Hezbollah Hassan Nasrallah dal bunker-nascondiglio. Ha detto dallo schermo che, se vorrà, userà i suoi missili sulla fabbrica di ammoniaca di Haifa, la seconda città costiera di Israele e causerà un'esplosione che farà 800mila morti.Il discorso è stato tenuto nella giornata «della fedeltà ai martiri e ai leader». «È un fatto matematico - ha detto Nasrallah -. Pochi missili su pochi impianti di ammoniaca equivalgono allo stesso numero di morti che farebbe una bomba atomica... voi (israeliani) avete la più grande forza aerea, i missili, e altri mezzi, ma noi possiamo fare lo stesso con pochi missili a poche fabbriche di ammoniaca». Ma non funziona questa presentazione degli hezbollah come un Davide contro Golia: il numero dei loro missili ormai, premio di fedeltà per la guerra di Assad in cui gli hezbollah hanno collaborato a fare 250mila morti, ammonta ormai, si calcola, a 150 mila. E infatti Nasrallah si è contraddetto: «I leader di Israele capiscono che la resistenza (lui la chiama così, ndr) ha la capacità di coprire l'intera Palestina occupata (e chiama così Israele, ndr) di missili». E poi di nuovo però un passo indietro: «...non vogliamo la guerra... ma conserviamo questa capacità deterrente».Il vero motivo del discorso di Nasrallah, del quale si è scritto che abbia una malattia grave e che sia in cura a Teheran presso specialisti russi, risiede nella complessa situazione degli hezbollah. La scelta ormai quadriennale di fiancheggiare Assad come maggiore strumento egemonico iraniano, ne ha migliorato le capacità di combattimento dopo le esperienze da protagonisti di Qusayr, Qalamoun, Arsal. Ne ha fatto il protettore del libano dalla minaccia jihadista sunnita. L'esperienza di combattimento ha attratto molti giovani libanesi, la loro influenza si è espansa fino a diventare in certi casi consiglieri degli Houthi filoiraniani in Yemen. Le sue strutture militari, il numero dei suoi missili puntati su Israele si è enormemente ampliato. Ma i morti in battaglia (si parla di ben 2000) sono troppi, c'è un capillare ritiro in atto. Inoltre la Siria ha dominato per decenni il Libano con la forza, per molti libanesi, il ruolo di fiancheggiamento della Siria è sgradito; e la vicinanza all'Iran ha creato una faccia puramente iraniano-sciita, troppo per un gruppo terrorista che ha sempre cercato di giocare la carta della resistenza antimperialista antisraeliana come quella maggiore, e ne ha fatto una fonte di egemonia nel mondo arabo. Nasrallah ha paralizzato la vita interna del Libano, fra l'altro impedendo l'elezione del presidente; le sue fonti di finanziamento potrebbero subire un cambio di rotta nella leadership iraniana dopo le elezioni. Ed ecco quindi che per rafforzare l'immagine, Nasrallah ricorre all'odio antisraeliano.

Commenti
Ritratto di Giorgio Prinzi

Giorgio Prinzi

Sab, 20/02/2016 - 18:14

Forse Nasrallah vuole sperimentare per primo le capacità operative degli F35 e le potenzialità del loro carico bellico termonucleare a potenza modulabile sul campo con ampio spettro di regolazione. Un attacco potenzialmente genocida, anche se venisse neutralizzato, giustificherebbe una ritorsino massiva proporzionata alla sua potenzialità, non ai danni effettivamente provocati.

Keplero17

Dom, 21/02/2016 - 00:11

Dopo la prima sconfitta della storia dell'esercito israeliano nel 2006 operata dagli Hezbollah grazie ai missili anticarro russi Kornet a doppio stadio di penetrazione, Israele ha perso ogni capacità di proiettare i propri Merkava in territorio libanese e questo è un problema per la signora Nirenstein, non per gli italiani a cui non interessa niente degli Hezbollah, dei coloni delle 14 fattorie israeliane sul Golan libanese e degli israeliani. Ognuno pensa ai suoi problemi.