Hillary per il dopo-Obama È la fine del «forse» infinito

Dopo due anni di indiscrezioni e dubbi, la democratica romperà gli indugi domani. L'annuncio sarà su Twitter

Ha cambiato l'epilogo della sua autobiografia, venerdì: «Essere diventata nonna mi ha fatto pensare profondamente alle responsabilità che tutti condividiamo - ha scritto Hillary Clinton sull' Huffington Post , parlando della nipotina Charlotte - Piuttosto che farmi rallentare mi ha spinto ad accelerare». Hard Choices , le sue memorie, sono uscite a giugno, mentre si irrobustivano le speculazioni su una sua seconda candidatura alla presidenza.

Per mesi, Hillary ha fomentato la discussione nel dubbio, costruendo il più lungo «forse» della storia politica americana degli ultimi anni, che potrebbe trasformarsi in «certo» nelle prossime ore. Giornali americani e internazionali hanno rivelato, citando fonti interne alla squadra Clinton, che durante il week-end - a mezzogiorno ora della East Coast americana e via Twitter, secondo il Guardian - l'eterna indecisa metterà fine ad anni di meditazioni.

Che un annuncio sarebbe arrivato entro aprile lo si era iniziato a immaginare nei giorni scorsi, quando è emerso che lo staff di Hillary ha firmato un contratto d'affitto per spazi ufficio nella Brooklyn più hip, tra le vie chic di Brooklyn Heights, a pochi passi dalla passeggiata sull'East River con vista dello skyline di Manhattan. Secondo le leggi federali i candidati hanno un tempo limitato per pagare strutture e staff senza dichiarare prima le proprie intenzioni di presentarsi al voto.

Il «forse» di Hillary Clinton è iniziato nel 2013, al termine della sua avventura al Dipartimento di Stato. Da allora, la ex first lady ha attraversato gli Stati Uniti tenendo conferenze e discorsi, ha sostenuto i candidati democratici alla débâcle elettorale del voto di mezzo termine a novembre 2014, ha discretamente coltivato una folta schiera di donatori - presente già dall'era delle campagne del marito Bill e dalla sua corsa alle primarie nel 2008 - e costruito una squadra pronta a mettere in piedi una campagna elettorale.

La scelta di annunciare la propria candidatura sui social-media, forse con un video, racconta gli errori del passato, quando Hillary si piegò all'abilità dello sfidante Barack Obama e del suo entourage a farsi strada tra elettorato e donatori con i new media. E la scelta di volare immediatamente dopo in Iowa, stato in cui al voto anticipato Clinton era arrivata terza dietro non soltanto a Obama ma al senatore John Edwards, è una mossa tattica. Il vero problema di Hillary, che potrebbe diventare il primo presidente donna degli Stati Uniti, è infatti il suo troppo passato. Non contano tanto gli errori nella campagna del 2008, quanto i suoi anni come first lady e quelli alla guida del Dipartimento di Stato. Ciclicamente risorgono le controversie: i fondi ricevuti dalla Fondazione Clinton da governi stranieri, l'uso poco trasparente di un account e-mail privato quando era segretario di Stato, le polemiche sulla gestione degli eventi tragici di Bengasi, quando nel 2011 fu ucciso l'ambasciatore Christopher Stevens.

Il nome Clinton pesa ma racconta ancora poco il personaggio, hanno spiegato diverse volte ai giornali figure dello staff di Hillary, che pare essere ora poco interessata agli enormi rally elettorali, ma punterebbe più su eventi ristretti dove possa essere in diretto contatto con la popolazione per riscrivere una diversa narrativa, più terrena e senza filtri, con la quale opporsi ai rivali. Per ora, gli sfidanti mancano però all'appello. Con il suo lungo «forse», Clinton ha infatti indebolito le velleità di altri politici democratici. La sua candidatura è sempre stata data per certa e i pochi democratici che hanno finora dimostrato interesse alla corsa - gli ex governatori Martin O'Malley (Maryland) e Lincoln Chafee (Rhode Island), l'ex senatore della Virginia Jim Webb - non sono (contro Hillary) pesi massimi del partito. Invece in campo repubblicano si sono già candidati Rand Paul (senatore del Kentucky), Ted Crutz (senatore del Texas) e lunedì è atteso l'annuncio della candidatura di Marco Rubio (senatore della Florida).