«Ho dovuto farlo. Ci avrebbero ammazzati tutti»

Milano Si è cambiato solo la camicia. Il giaccone blu è lo stesso nel quale, in una tasca interna, teneva la Glock che gli ha salvato la vita. A lui e alla sua famiglia. I rapinatori l'avevano «palpato», ma quella piccola pistola gli era sfuggita. Rodolfo Corazzo, 59 anni, non ha chiuso occhio. Dopo una notte di interrogatori, dopo ore passate a spiegare ai carabinieri e al pm come e perché avesse ucciso un uomo- o meglio, una belva predatoria pronta al massacro- nonostante tutto ha riaperto la sua delicata boutique di orologi in corso Venezia. «Così almeno può provare a non pensare», mormora il figlio Andrea. Lavorano insieme, anche lui sembra fingere una giornata normale.Niente scene, niente isterismi. Già, gli incubi non arrivano solo col sonno, bisogna saperli controllare anche in una grigia giornata d'autunno sporcata da una ferocia che ormai suona quasi normale.Il suo avvocato, Piero Porciani, pure lui insonne, gli è a fianco da martedì sera. Per evitare che, da vittima, l'amico gioielliere rischi di passare per carnefice. «Se non avessi avuto la pistola e non avessi sparato, sono certo che quei tre avrebbero ammazzato me, mia moglie e mia figlia. Non ho avuto scelta». La voce pacata, i modi garbati, solo gli occhi tradiscono l'allucinazione di una realtà distopica. Un' ora e mezza nelle mani di tre banditi incappucciati, armati, violenti. La moglie Daniela e la figlioletta di undici anni, Michela, come ostaggi.Rodolfo Corazzo, gioielliere rivenditore di Rolex, Vacheron & Constantin, volto noto al pubblico delle televendite, racconta una notte da Arancia Meccanica. Più o meno ciò che accadde un mese fa a Vaprio D'Adda. Anche lì banditi entrati in casa, e anche lì un malvivente stecchito dal proprietario. Le vittime per fortuna non sono sempre quelle sacrificali.«I rapinatori mi hanno seguito mentre aprivo il cancello. Sono entrato in garage con lo scooter e qui mi hanno affrontato. Uno aveva una pistola. Ho chiamato mia moglie - ricostruisce Corazzo - dicendo che saremmo saliti in casa, io e i ladri, di non preoccuparsi. Ho tolto il giaccone, mi hanno fatto sedere sul divano, mi hanno detto di dar loro quello che volevano, io ho risposto di prendersi tutto. Mi hanno preso l'orologio, hanno preso quello che aveva addosso mia moglie. Gli ho aperto la cassaforte, li c'era anche la chiave del piccolo caveau dove tengo una piccola collezione d'armi. Se ne sono prese un paio. Avranno avuto un bottino da 30-40mila euro. Ma non gli bastava. Mentre razziavano la casa, il capo ci teneva sotto tiro, chiusi in cucina. Poi ha detto: Se non ci date il resto prima taglio le dita a tuo padre, poi vi ammazziamo tutti».Mentre parla, arrivano i carabinieri. Formalità. Gli hanno sequestrato la villa per gli accertamenti della Scientifica. Dormirà con la famiglia da amici nei prossimi giorni. Non cerca ipocrite pietà Rodolfo Corazzo. Viviana Beccalossi, assessore al Territorio della Lombardia lo ha incontrato solidale ricordandogli della «delibera che prevede un sostegno economico per le vittime della criminalità, spese legali comprese». Stavolta, almeno si spera, non dovrebbe essercene bisogno. Il gioielliere non risulta indagato, persino la Procura sembra già convinta che più legittima difesa di così non si possa. «Ho deciso di usare l'arma quando ho capito che ci avrebbero fatto del male- racconta Corazzo-. Ci hanno lasciati soli in cucina. Vi diamo tre minuti per pensare, se non tirate fuori tutto vi ammazziamo ha detto il capo. A quel punto ho preso la pistola dalla giacca. Quando il primo bandito è entrato ho sparato per spaventarlo, quindi è fuggito e dall'angolo delle scale ha sparato contro di noi quattro, cinque volte. Io ho esploso altri due colpi. Uno l'ha colpito. Lui è riuscito a scendere le scale ma si è accasciato davanti al garage. I due complici hanno sfondato la saracinesca usando la 500 di mia moglie». Una verità, almeno in parte, ripresa dalle telecamere.