Hofer, l'uomo nero è stato battuto (ma non sconfitto)

Un anno fa era solo uno sconosciuto Con lui la destra è stata sdoganata

«No pasaran» gridano simbolicamente in coro i radical chic con la puzza sotto il naso, che avevano lanciato l'allarme uomo nero in Austria. Norbert Hofer, il candidato di destra, non ce l'ha fatta al «terzo» turno delle presidenziali, dopo le comiche della colla sbagliata per le buste provenienti dall'estero. L'ex comunista, leader ecologista, Alexander Van der Bellen ha vinto confermandosi presidente con un distacco che sembra ben maggiore rispetto ai 30mila voti dell'elezione di maggio.

A prima vista la «marcia» populista nel vecchio continente alla conquista delle urne ha subito una Waterloo con il candidato austriaco. E sulle macerie della battaglia perduta sventola la bandiera blu a stelline dell'Unione europea. Non a caso il vincitore, Van der Bellen, aveva annunciato infilando la scheda nell'urna: «Queste elezioni non sono solo su due persone, ma anche sul fatto che l'Austria continui ad essere un membro stabile dell'Unione europea». In realtà non è proprio così per tre motivi: Hofer ha definitivamente sdoganato la destra a Vienna, pure agitando lo spauracchio propagandistico della «Oexit», l'uscita della Ue, non ci ha mai creduto veramente e le prossime tappe della marcia populista in Olanda, Francia e Germania potrebbero ribaltare le carte. «Comunque vada il voto, il Partito della libertà (Fpo), che appoggia Hofer ha già vinto. Un candidato moderato, che un anno fa nessuno conosceva, ora imperversa su tutti i media nazionali ed internazionali» aveva fatto notare alla vigilia l'analista Paolo Quercia. Nonostante i radical chic in servizio permanente, che si strappavano le vesti contro l'uomo nero, lo sdoganamento di Hofer e dell'Fpo è evidente anche nei contenuti. A parte retorica e propaganda, Van der Bellen, ha vinto spostandosi a destra. Fra i due candidati non era facile trovare grandi differenze soprattutto sullo stop alla Turchia nella Ue e sul contenimento dei flussi migratori.

Il vero cavallo di battaglia dell'ex comunista vittorioso è sempre stata la fedeltà cieca ed assoluta all'Unione europea, che però lo stesso Van der Bellen ammette sia da riformare nel profondo, come Hofer. Il candidato di destra, sull'onda lunga dello strappo dell'Inghilterra, ha cavalcato la tigre della «Oexit» ipotizzando un referendum sull'uscita dell'Austria dall'Europa unita. Nelle ultime ore prima del voto ha però lasciato da parte la propaganda euroscettica parlando solo di voler «riformare» la Ue. La verità, come sostiene Quercia, è che «la destra austriaca è l'unica in Europa pro euro, a differenza degli altri partiti populisti e favorevole a mantenere l'Austria all'interno della Unione».

Si pensava che l'effetto Trump e la sua elezione, considerata una vittoria dal Partito della libertà, avrebbe aiutato Hofer, ma la Casa bianca è lontana dall'Austria, che non ha mai amato particolarmente gli americani. La battuta d'arresto del candidato di destra spiana per assurdo la strada all'Fpo ed il suo leader meno diplomatico, Heinz Christian Strache, che già pregusta la rivincita alle politiche del 2018. Sulla graticola dei temi forti come immigrazione, disoccupazione e rapporti con l'Unione europea ci sarà proprio Van Der Bellen, che si ritrova un governo di «Große Koalition» fra gli storici partiti dei popolari e dei socialdemocratici già bocciati dagli elettori alle presidenziali.

Frauke Petry, la leader populista tedesca, ad urne ancora aperte ha lanciato un tweet non proprio azzeccato: «Un passo ulteriore per un'Europa migliore è possibile oggi. Tengo le dita incrociate per Norbert Hofer». La battuta d'arresto del «populista con fascino», come è stato definito dalla stampa inglese, non significa un effetto a catena nel resto d'Europa. Il prossimo anno i seguaci di Geert Wilders in Olanda sono accreditati dai sondaggi come primo partito. La sfida più grossa si giocherà con le presidenziali francesi, che vedono schierata Marine Le Pen.

Il suo Front national puntava su una vittoria di Hofer, ma forse anche Marine dovrà piegarsi di fronte a François Fillon, il candidato gollista che sposa molte delle tesi della destra. Idem per Petry con il suo «Alternativa per la Germania», che farà incetta di voti, ma difficilmente scardinerà l'inossidabile cancelliera Angela Merkel. I populisti, anche se non centrassero il colpo grosso, conquisteranno consensi o sdoganeranno una volta per tutte politiche tabù su migranti, Islam e rapporti con la Russia, come è successo in Austria. Per fermare la loro «marcia» l'Europa dovrebbe cambiare radicalmente. Una «mission (quasi) impossible» per i burocrati di Bruxelles ed i governi datati che li sorreggono.