Hollande: «Raid in Siria» Ma Renzi si chiama fuori

Cominciano oggi i voli francesi di ricognizione per individuare gli obiettivi dell'Isis. Il premier: «Non partecipiamo a iniziative spot»

Se ne parlava da giorni, poi ieri è arrivata la conferma dal presidente Hollande in persona in conferenza stampa: la Francia parteciperà ai raid aerei della coalizione internazionale contro lo Stato islamico in Siria. Per evitare di rafforzare indirettamente il regime del presidente siriano Assad, indebolito ma tuttora al suo posto a Damasco grazie al sostegno militare russo e iraniano, i bombardamenti francesi finora si erano limitati a colpire l'Iraq. Ora invece colpirà anche in territorio siriano, come già da tempo fanno gli aerei americani e quelli di alcuni Paesi membri della coalizione contro il «califfato».

Già da oggi l'aviazione francese comincerà a condurre voli di ricognizione sulla Siria «in vista di eventuali raid contro l'Isis». «In Siria vogliamo sapere cosa si prepara contro di noi e cosa si fa contro la popolazione siriana - ha spiegato il titolare dell'Eliseo - e sulla base delle informazioni che raccoglieremo potremo condurre dei raid».

Hollande si è comunque preoccupato di chiarire che questo passo in più nel coinvolgimento di Parigi non significa né che si stia avvicinando il momento di inviare truppe francesi sul terreno in Medio Oriente, né che la Francia si sia convertita all'idea di una soluzione militare della sfida posta dal cosiddetto Stato islamico. Al contrario: «Dobbiamo parlare con tutti i Paesi che possono favorire una soluzione politica - ha detto il presidente - in particolare Russia e Iran». E quanto all'invio di truppe francesi sul suolo siriano, Hollande lo ha escluso, bollando l'ipotesi di «irrealistica» e «incoerente»: «Significherebbe trasformare un'operazione in forza d'occupazione», ha spiegato. Hollande insiste, invece, sulla necessità di allontanare dal potere a Damasco Bashar el-Assad.

Matteo Renzi ha reagito negativamente alla notizia dell'impegno dell'aviazione francese in Siria. Quanto avvenuto in Libia con Gheddafi, ha detto il premier italiano a «Porta a Porta», dovrebbe insegnare «attenzione a non avere un atteggiamento poco responsabile» nell'affrontare la crisi in Siria e in Iraq. Secondo Renzi è necessario invece muoversi con una visione di medio periodo, evitando «cose semplici e interventi spot». L'Italia dunque «non parteciperà a iniziative che Francia e Inghilterra hanno annunciato di studiare». «Spero e credo - ha aggiunto - che la prossima assemblea generale delle Nazioni unite, dove Obama ha convocato una riunione ristretta, possa essere occasione per portare non solo un contributo ma un'idea il per futuro. L'Italia ci va a testa alta, tutti gli italiani possono essere orgogliosi di ciò che ha fatto l'Italia. È una crisi mondiale ma noi la posizione non l'abbiamo cambiata: siamo stati seri e umani».

Intanto anche Londra annuncia passi avanti nella lotta all'Isis. Il premier Cameron ha annunciato in Parlamento che un drone britannico ha ucciso in Siria tre jihadisti - due dei quali cittadini britannici - «che avevano condotto attacchi contro la Gran Bretagna». È stato «un atto di autodifesa legale», ha spiegato Cameron ai deputati.