I buonisti con i clandestini: scatta la caccia al poliziotto

Un agente allontana dalla stazione un migrante senza biglietto ma le associazioni lo denunciano: "Razzista"

«Un funzionario di polizia, all'interno della stazione di Ventimiglia, strattona un ragazzo dalla pelle scura e gli urla: vai al tuo paese, vai in Africa, torna al tuo paese, "torna nel Burundi", fuori dai coglioni. I toni, il linguaggio utilizzato e l'atteggiamento del funzionario di polizia sono indice del clima di costante ostilità che circonda i migranti in transito per la città di frontiera». A raccontare in questo modo (fazioso e impreciso) la scena del «funzionario di polizia che strattona un ragazzo dalla pelle scura» (ormai anche «migrante» è termine bandito dal dizionario buonista), è un'associazione, «Progetto20k», che si descrive come «un gruppo di donne e uomini che credono nel diritto alla libera circolazione per ogni essere umano», e come foto profilo ha l'immagine di un immigrato africano seduto su un muretto di fronte al mare. Insomma un gruppo politicamente ideologizzato che sostiene il diritto agli sbarchi e offre aiuto ai migranti che invadono Ventimiglia, città allo stremo, con centinaia di clandestini che dormono nel greto del fiume Roia per sfuggire all'identificazione e poi varcare il confine con la Francia.

Nel video pubblicato dall'associazione pro-sbarchi si vedono due poliziotti che fermano un immigrato alla stazione di Ventimiglia, con due militari presenti a pochi metri. Il telefonino dell'attivista che riprende la scena si avvicina dopo che lo scambio è già iniziato, quindi non si conosce la premessa, ma solo quello che accade da quel momento. Ed è questo: il poliziotto dice al ragazzo africano - con jeans, zainetto e cappellino da baseball - «non ci puoi stare qua, non ci devi venire qui!». Il ragazzo obietta che il poliziotto dovrebbe chiedergli «scusa», e l'agente di polizia inizia ad innervosirsi, «ah io devo chiedere scusa a te?», intimandogli allora più volte di uscire dalla stazione. Il «ragazzo dalla pelle nera», però, non fa una piega e con aria di sfida rimane fermo, finchè il poliziotto perde la pazienza e lo costringe ad andarsene prendendolo per un braccio (alle frasi riportate il ragazzo africano risponde qualcosa, ma dal video non si capisce cosa dica, non è escluso siano insulti rivolti all'agente di polizia).

«Nel video si vede solo una seconda parte di quanto accaduto - spiega Stefano Cavalleri, segretario provinciale del sindacato di polizia Sap - Quella persona era stata più volte cacciata dalla stazione eppure continuava a tornare». La Questura conferma la ricostruzione: l'immigrato, fermato per un controllo, era senza biglietto e si rifiutava di fornire le generalità opponendo resistenza passiva. Un'ordinanza impone alle forze dell'ordine di allontanare dai binari chiunque non abbia un biglietto valido. «I colleghi hanno fatto il loro dovere», precisa Cavalleri. Ma dopo il caso del poliziotto sospeso per aver criticato le politiche sull'immigrazione della presidente della Camera Laura Boldrini, le associazioni pro-migranti hanno capito che è semplice mettere nei guai i poliziotti. Più degli immigrati clandestini che assediano i centri di passaggio come Ventimiglia, sono insomma le forze dell'ordine a finire nel mirino, con gli attivisti, pronti a filmarli e denunciarli. Il video dello scontro tra l'immigrato africano e il poliziotto della stazione di Ventimiglia scatena un fiume di commenti, divisi tra chi si indigna per «il razzismo» della polizia italiana, e chi invece difende l'agente perchè «se una forza dell'ordine ti dice di andare via e tu non lo fai, e in più fai anche lo spocchioso, è normale alterarsi - dice uno dei commenti più cliccati -, provate a rispondere così o a non fare ciò che ti ordina un poliziotto in un qualsiasi paese africano e probabilmente in Italia torni solo dentro una bara...». In attesa di un comunicato di condanna della Boldrini, la Questura fa sapere di aver avviato un'indagine interna per risalire all'identità del poliziotto, che rischia un provvedimento disciplinare.