Per i candidati rivali mr. Emergenze è in campo Ed è già tiro al bersaglio

Una frase su «Roma città terremotata» pretesto per nuove polemiche

Giuseppe MarinoRoma Se è vero che «tanti nemici tanto onore», Guido Bertolaso si può appuntare le stellette di protagonista della campagna elettorale nella capitale. Il paradosso è che mentre il centrodestra esita nel ratificarne la candidatura, per i rivali Bertolaso è già l'avversario da fermare, il concorrente da battere, soprattutto nell'area moderata. L'ex capo della Protezione civile al momento pare più temuto dai rivali di quanto sia spalleggiato dagli alleati, che ieri hanno perso un (piccolo) pezzo: il movimento giovanile «Azzurra «Libertà» ha mollato Forza Italia. Intanto non passa giorno che Alfio Marchini non trovi modo di sparare su di lui. Intervistato ieri da TgCom24 ha parlato soprattutto del candidato prescelto da Berlusconi, Meloni e (forse no) da Salvini: «Bertolaso è in gravissimo imbarazzo e difficoltà. Ogni volta deve dire tutto e il contrario di tutto», ha attaccato. E ancora: «È fallito Marino oggi e fallirà un altro medico». E ancora: «Si erge a tecnico ma un tecnico che dice, ad esempio, che la differenziata a Roma si può fare al 100% vuol dire che non conosce la realtà di Roma. Se vuole fare il tecnico deve studiare». Un'ossessione. Copione simile per il concorrente più a destra: «Bertolaso sarebbe un candidato dimezzato, - è l'ultima esternazione di Francesco Storace - azzoppato e ogni passo che farà gli chiederanno se Salvini è d'accordo».Di sicuro l'ex sottosegretario ha tutti i riflettori puntati addosso, ogni sua frase viene usata contro di lui. Ieri, anche per chiarire le polemiche sulle sue precedenti affermazioni, ha annunciato che da sindaco avrebbe abrogato per prima cosa la contestata delibera del commissario Tronca che «consente la legalizzazione dei mercatini dell'usato, all'interno dei campi rom, di materiale proveniente spesso da furti e attività illegali». Ma le polemiche non si sono spente. E bastato che dicesse che «Roma è una città terremotata», aggiungendo «non me ne vogliano i cittadini dell'Aquila» per attirarsi addosso altri strali. Critiche da tutti i rivali e perfino una lettera dai movimenti aquilani che lo contestarono ai tempi della gestione del post sisma. Lui ha continuato a ribattere colpo sul colpo, senza nascondersi: «Non solo non mi vergogno ma sono fiero di quanto fatto all'Aquila». Ha parlato di tutto incluse le accuse pendenti in un processo su suoi presunti favori alla «Cricca degli appalti» in cambio dei «massaggi». «Vi parlate di massaggi, io di fisioterapia, sempre pagata - dice- e quando ho saputo che il centro era di proprietà di Anemone (l'imprenditore che avrebbe incassato i favori), ho smesso di andarci».