I cappelli col buco (da tre miliardi) Arrestato Mr. Borsalino

Il finanziere Marenco, titolare della storica griffe, fermato in Svizzera per un crac plurimiliardario

Una parte dei suoi ammanchi è sul conto di tutti noi. E la paghiamo con la bolletta del gas. Marco Marenco, imprenditore astigiano, non è un nome noto agli italiani e invece merita un posto di tutto rispetto nella storia criminale di questo Paese: avrebbe creato, il condizionale è d'obbligo in questa fase, un buco di 3,5 miliardi di euro accumulando una voragine di debiti e perdite senza fondo nel settore dell'energia. Un crac, per intenderci, che è superato solo da quello della Parmalat. Ora la latitanza di questo funambolo degli affari è finita, come da copione scontato, in quel di Lugano. E le pratiche per l'estradizione verso l'Italia si sono già messe in moto. Marenco è accusato di una sfilza di reati, a cominciare naturalmente dalla bancarotta. E a lui sarebbero riconducibili centinaia di società, alcune già dichiarate fallite, fra Italia, Svizzera, Ucraina, Germania. E poi un catalogo di beni luccicanti: un resort in Costa Azzurra e pozzi petroliferi dalle parti del Mar Caspio.

Un impero costruito sul nulla, truffe a ripetizione, trucchi, inganni, la scia delle sue manovre spericolate arriva fino ad un marchio storico del made in Italy, ovvero la Borsalino che chiunque associa ai cappelli e rappresenta addirittura un tratto dell'identità italiana. Pure lì il passaggio dell' industriale che ha cominciato vendendo tubi in rame ha lasciato un paesaggio di macerie: l'azienda è un passo dal fallimento e il mito è stato portato a fondo in un mulinello di operazioni finanziarie. Tant'è che ora, dopo la notizia della cattura, la casa di Alessandria si affretta a comunicare di aver tagliato i ponti con Marenco già nel 2008 quando gli furono tolti suoi poteri decisionali.

Ricostruire la ragnatela tessuta da questo illusionista dell'impresa vuol dire entrare in un labirinto interminabile di società e di business. Ad un certo punto Marenco diventa uno dei principali operatori del mercato del gas. E tutto marcia per il verso giusto, finchè i funzionari delle dogane di Alessandria s'insospettiscono: c'è una girandola di società che fanno trading di gas e non pagano le accise. Bene, tutte queste società fanno capo alla stessa persona, appunto Marco Marenco. Milioni su milioni di euro. Oggi i conteggi dicono che solo di accise e solo per le società già fallite mancano all'appello 264 milioni. E altri 100 di Iva. Contemporaneamente anche Snam, che gestisce il mercato del gas in Italia, si accorge che qualcuno sta barando al gioco. Marenco fa il furbo. E sfrutta in modo scaltro il sistema delle compensazioni per cui se un operatore non riceve la fornitura attinge alle riserve comuni. Lui accumula debiti su debiti: almeno 335 milioni fra il 2009 e il 2011. Cambiano continuamente le sigle che utilizza come specchietto per le allodole: Speia, Service, Exergia. Il buco creato succhiando l'energia a Snam raggiunge il miliardo, ma il creativo imprenditore apre anche altri fronti. S'infila dappertutto, pure nella bolletta del gas: 0,001 euro a metro cubo su tre anni e sul conto dei consumatori.

A metà del 2012 Snam si rivolge finalmente al tribunale, ma l'imprenditore, si fa per dire, non si spaventa e ingaggia una lunga battaglia legale che è ancora in corso. Intanto s'inventa un'altra capriola delle sue: da un conto della Speia parte un bonifico di 40 milioni per la madre. Causale, come ha raccontato La stampa, donazione.

Solo a luglio 2014 il castello di carte viene giù e il gip di Asti firma un mandato di cattura. Ancora una volta l'uomo è rapidissimo nei riflessi: lui che era in tribunale fino a un paio di giorni prima sparisce nel nulla. Lo acciuffano ieri mattina a Lugano, grazie agli occhi discreti ma efficienti delle telecamere disseminate nella città. A Lugano l'impareggiabile Marenco era già nel 2006 amministratore unico di una finanziaria, ma la Svizzera non è più quella del passato. E così scattano le manette. L'esplorazione dell'incredibile labirinto di società e trappole illecite andrà avanti a lungo.