I cinesi vogliono salire sul carrozzone Atac

RomaIn sostanza sugli autobus romani si viaggia gratis. E pure male. Se va bene paga uno su cinque, di solito è un turista o una persona anziana. Però da queste parti il problema sembra non interessare, i controlli sono sporadici, oltre che inutili: scendono tutti. Un anno fa si vociferava persino il leggendario ripristino del bigliettaio. Costerebbe troppo, dicono. In realtà nessuno se la sente di spiegare a un rom che cos'è un biglietto, troppo complicato.

In questo scenario di pochi soldi e tanto scrocco fa scalpore l'annuncio dell'assessore comunale ai trasporti Guido Improta che Atac sarebbe in trattativa con alcuni partner cinesi. Non è un mistero che il Comune di Roma stia cercando da tempo un'azienda interessata a comprare Atac, la holding del Campidoglio in pieno dissesto finanziario e che, dunque, pesa notevolmente sulle casse capitoline. Per l'azienda che gestisce il trasporto pubblico della Capitale sarebbe un toccasana dopo i guai dello scorso mese. Atac, infatti, era stata pignorata per 77 milioni di euro, il blocco totale di autobus e tram a Roma era stato scongiurato per un pelo grazie all'intervento del Comune che aveva stanziato i soldi necessari per coprire le spese. Poi l'amministratore delegato dell'azienda, Danilo Broggi, aveva vanamente presentato un piano industriale che prevedeva tagli al personale e ai servizi.

E ora arrivano i cinesi della King Long che il biglietto te lo fanno vidimare in un modo o nell'altro. Per ora si tratta l'acquisto (in leasing) di bus elettrici. Ma Improta si augura che sul fronte dei trasporti ci siano altre collaborazioni, soprattutto sul car sharing , servizio che a Roma stenta a decollare. Intanto è stato già trovato un altro partner straniero, la francese Blue Solutions che ha realizzato la navetta elettrica «FreeRomaPass».

Ma la storia tra Atac e partner cinesi era iniziata sei anni fa. Nel 2008 l'azienda di trasporto aveva strombazzato una consulenza per cercare di ridurre il traffico e contenere lo smog a Pechino in occasione delle Olimpiadi. Una delegazione di dodici tecnici della Bpt (Beijing Public Transport), società di trasporto pubblico della capitale cinese, aveva partecipato a un corso di formazione specifico a Roma. Poi però non si seppe più nulla. Lo smog comunque è rimasto.