Per i consumi una ripresina drogata dalle mance di Renzi

Cresce il potere d'acquisto delle famiglie e dopo 6 anni primo rincaro delle case. Ma pesano ancora le tasse

Gian Maria De Francesco

Roma Per interpretare il quadro economico dell'Italia nel 2016, disegnato ieri dall'Istat, più che i commenti dei politici basta una sola percentuale: il 47,1 per cento. È la percentuale in rapporto al Pil delle entrate totali registrate dalle amministrazioni pubbliche l'anno scorso. In pratica, ha reso noto l'Istat, per ogni euro che tutti noi produciamo lo Stato preleva per i suoi scopi 47 centesimi.

Ovviamente, la parte del leone è recitata dalle tasse: la pressione fiscale nel 2016 è scesa sotto il 43% al 42,9 (43,5%), ma - come noto - al prezzo di un deficit del 2,4% del Pil. Il calo delle imposte (tra bonus 80 euro, abolizione di Imu e Tasi su prima casa, decontribuzioni) ha contribuito a una buona performance della spesa per consumi delle famiglie che sono aumentati dell'1,3% su base annua ma sono risultati in rallentamento rispetto al +1,5% del 2015. L'inflazione tendenziale allo 0,1% ha prodotto un incremento del potere d'acquisto delle famiglie, sotto forma di reddito disponibile, dell'1,6 per cento, segnando la migliore performance dal 2001. È lievemente aumentata (+0,2 punti percentuali) anche la propensione al risparmio salita all'8,6 per cento, segnale che gli italiani preferiscono continuare a fare le formiche perché ritengono che la crisi non sia passata del tutto. «Abbiamo perso un'occasione, soprattutto se si considera che il recupero di disponibilità da parte delle famiglie nel 2016 è stato aiutato dalla prolungata deflazione», ha commentato Confesercenti.

Questo tipo di valutazioni non riguarda l'investimento per eccellenza: la casa. Nel quarto trimestre del 2016, infatti, per la prima volta dal 2011 sono tornati a salire i prezzi delle abitazioni (+0,1%), ma nel complesso dell'anno la flessione è stata dello 0,7 per cento. La statistica, poi, tende a marcare cali che sicuramente sono stati ben superiori e che si disperdono in un mercato che ha registrato un incremento del 18,9% delle compravendite. Confedilizia, invece, ha ricordato il -20% registrato dai prezzi delle case esistenti rispetto al periodo antecedente all'introduzione dell'Imu. «I prezzi delle abitazioni esistenti sono diminuiti anche nel corso del 2016, in controtendenza con gli altri Paesi europei», ha chiosato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, che è tornato a chiedere un abbassamento dell'insostenibile pressione fiscale sugli immobili.

Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ha invece messo l'accento sui saldi della pubblica amministrazione evidenziando che «nel quarto trimestre le uscite continuano ad aumentare, con una crescita dei consumi intermedi sostenuta». Si è infatti manifestato un aumento tendenziale del 2,4%, trascinato dai redditi da lavoro dipendente (+0,9%) e dai consumi intermedi (+2,5%), solo parzialmente compensati dal solito calo degli investimentio. «Altro che spending review...», ha concluso il capogruppo forzista, preoccupato dalla fine dell'effetto-bonus che ha «drogato» i consumi e il potere d'acquisto, messi a dura prova dall'inflazione.

Lo scenario attuale è caratterizzato da una ripresa dei prezzi. In futuro anche l'aumento dei tassi si farà sentire negativamente. Un quadro macroeconomico stridente con l'ottimismo renziano. «Finalmente si iniziano a vedere i risultati dopo che per anni gli italiani sono stati vessati», ha commentato l'ex premier.