I contrasti con il presidente e lo scontro con i manager di Etihad

Silvano Cassano viene accusato di non aver tracciato chiaramente la nuova via dell'Alitalia. Apertura di rotte senza una vera strategia e promesse non mantenute, come il wi-fi a bordo, i nuovi interni, le nuove divise. Doveva rispecchiare l' italian style , diventarne uno specchio: essere «più sexy». Invece la sua immagine è vecchia, come le giacche delle sue hostess.

I dati smentiscono che Cassano lasci per non aver raggiunto gli obiettivi del piano. Così come la ruggine con Montezemolo, del quale l'ad diceva con perfidia che «era un presidente senza deleghe», poteva non essere sufficiente a un divorzio. Ma c'è un altro personaggio con il quale Cassano, stando alle indiscrezioni di chi conoscere tutti i protagonisti, sarebbe entrato in conflitto: Bruno Matheu, francese, 52 anni, da un anno capo operativo dei partner di Etihad, quelli - come Alitalia - dove Abu Dhabi detiene quota di capitale. Matheu si è formato alla scuola dell'American Airlines e poi in Air France ha scalato tutte le posizioni fino a diventare l'uomo chiave, il delfino di Jean-Cyril Spinetta: avrebbe dovuto succedergli, poi le cose sono andate diversamente. Matheu viene descritto come un manager capace in un settore complicato come il trasporto aereo e il massimo esperto del modello basato sugli aeroporti hub, come il Charles de Gaulle - di cui è stato il regista - e come Abu Dhabi, appunto; ma lo si dipinge anche come un uomo duro, durissimo, dalle sfuriate repentine e dai rancori sinistri. Eppure, bravo come pochi.

Cassano, che pur è amico da tempi immemorabili di James Hogan - il capo indiscusso di Etihad -, pare abbia avuto crescenti contrasti con il suo diretto «superiore», aggravati da un fatto: alcuni dei manager di maggior peso di Alitalia sono stati accuratamente scelti ad Abu Dhabi, così che l'ad si è trovato, in più occasioni, scavalcato. Cassano ha a sua volta un carattere spinoso ed è un manager dalla schiena dritta, incapace di tenere ruoli di semplice copertina; e mai gli era capitato di rispondere a un capo di sette anni più giovane.

Al di là dei caratteri, i contrasti sarebbero stati provocati da una visione profondamente diversa del business: Matheu interpreta lo sviluppo solo attraverso sistemi matematici virtualmente «infallibili», mentre Cassano appartiene a una scuola più pragmatica e meno scientifica. Ci si chiederà: e l'amicizia di Hogan per Cassano non conta nulla? Fu proprio l'ex rugbista di Etihad a volerlo tenacemente, lo scorso anno, alla guida di Alitalia. La risposta è semplice: in un'azienda le gerarchie sono granitiche, non c'è amicizia che tenga. Un manager non viene sconfessato per difendere un suo inferiore.

È presto per prevedere in quanto tempo sarà sanata la crisi al vertice di Alitalia, ma le decisioni saranno prese in tempi rapidi. Pare certo che il successore di Cassano sarà un italiano e che nella scelta avranno peso le banche azioniste di Cai.

Commenti

i-taglianibravagente

Sab, 19/09/2015 - 13:11

La sharia in Alitalia è esattamente quello che ci vuole. Toccherà loro imparare al più il significato della parola italiana LAVORO, per salvare la capoccia. Benissimo. E Impazienti di vedere cosa ne faranno dei cosiddetti sindacati......umido o secco?