I greci votano male, la colpa è anche loro

Adesso è politica. Tsipras è in difficoltà con gli elettori. Aveva promesso di mordere la mano che sta elargendo i soldi per gli stipendi: 240 miliardi, gli ultimi 7 da incassare adesso, e la Banca centrale europea che torna ad accettare i bond ellenici. Ora dovrà azzannare le cause del disastro: corruzione, evasione, contrabbando, Pubblica amministrazione ipertrofica, Stato troppo presente in economia. Non ci ricorda qualcuno? Ma era, ed è, tutta politica. Tsipras è un politico. «Abbiamo vinto tutti», ha detto Padoan – se non è politica questa... La partita economica era già stata confinata entro limiti circoscritti quando Obama aveva avvertito che l'uscita dall'euro, con la conseguente attrazione nell'orbita russa, non è un'opzione: giocate pure, ma non fate cascare la palla di sotto.

In politica, la crisi greca è stata presentata come una disputa tra i buoni, il popolo greco impoverito, e i cattivi, i ricchi europei che godono a vederli annaspare. Era la via più semplice. Dare addosso allo straniero. Meglio se teutonico, inutile fingere di no. All'obiezione che sono i greci ad aver causato il dissesto economico, si replica che sono stati i governi precedenti di centrodestra (ma prima e a lungo furono di centrosinistra), non Tsipras e comunque mai il popolo. Ecco, l'idea spacciata (perché di oppio si tratta) che i meriti siano del popolo e le colpe dei governi è scorretta e oltraggiosa. La Grecia è una democrazia a suffragio universale: chi sta al potere è espressione della maggioranza dei cittadini. Chi ritiene i cittadini in grado di eleggere, deve anche ritenerli responsabili del dissesto. Viceversa, chi li solleva dalla responsabilità, afferma di fatto che popolo e governo sono due entità non così legate. È comodo, perché poi è un attimo spostare le colpe dal governo, se «dei nostri», alla troika. Ma è scorretto. Il popolo (tutto, non solo chi ha votato a favore) è responsabile delle scelte politiche dei governi che elegge. La troika che va in soccorso vuole solo garanzia che riavrà i suoi soldi, i nostri soldi. Come non è affar loro, purché sia antibiotico, non tachipirina. Usare la stessa moneta implica condividere gli indicatori economici, Grecia, Germania, Italia, Olanda, tutti. Come farlo è ancora affare dei singoli Stati. Qualcuno riesce meglio e prima, qualcuno arranca e soffre. Ma deve arrivarci da solo. Si può insegnare a un bambino a andare in bicicletta, ma non si può pedalare al posto suo.

Nell'Europa economica e non politica, la Grecia è uno Stato sovrano. Anche se il suo modello economico non regge, nessuno ha il potere di intervenire per riformare il sistema e gestirlo in modo diverso: o lo fanno loro, o non lo fa nessuno. Finora, non l'ha fatto nessuno. Hanno scelto di tagliare solo le spese, per non cambiare l'assetto che li ha portati nel baratro. Forse perché piace? Suona strano, ma è proprio la sovranità che ha affamato i greci, non la mancanza di essa. Questa la cifra del problema, e non si chiama solo Grecia.

*docente di Sistemi distributivi

Luiss Guido Carli