I grillini vogliono usare i seggi per pagare i danni agli espulsi

L'offerta ai 23 dissidenti di Napoli in cambio dello stop alla causa: reintegro e posto in lista. In 15 pronti al «sì»

C' era una volta il Movimento del rigore, del purismo a cinque stelle, quello delle espulsioni di massa di ribelli e dissidenti a cui negare per sempre simbolo e appartenenza politica. Ora invece, alla vigilia della campagna elettorale di un M5s che ha poca voglia di mettere mano ai portafogli per sostenere continue spese legali, a quegli stessi espulsi, come ha raccontato il Corriere del mezzogiorno, viene offerta la possibilità non solo di tornare a casa, ma anche di candidarsi.

Sembrano lontani i tempi dell'intransigenza senza appello e delle epurazioni senza ritorno. Ora invece per mettere una pietra tombale su nuove battaglie giudiziarie, davanti al giudice civile del tribunale di Napoli due giorni fa 23 ex grillini che nel 2016 erano stati espulsi perché non allineati con le posizioni del «non partito», si sono visti offrire una proposta transattiva che comprenderebbe, oltre al reintegro e al pagamento delle spese legali, anche un posto in lista. Certo non sarebbe assicurato a priori, ma come conseguenza implicita della transazione. Già, perché accettando l'accordo e rientrando dalla porta principale tra le fila grilline, decadrebbe per loro anche il divieto di candidarsi che vige per chi ha pendenze con il Movimento. Ecco dunque che gli «ex» potrebbero di nuovo partecipare alle selezioni online dei candidati, comprese le parlamentarie.

Non è chiaro se e chi in questo caso lo farà ma se andasse a buon fine, la strada tracciata nel processo napoletano potrebbe replicarsi per mettere la parola fine ai contenziosi legali che da nord a sud continuano a trascinare il movimento in tribunale con «regionarie», «comunarie» ed espulsioni ritenute illegittime. Anche perché il miraggio di un seggio è certamente più allentante della prospettiva di un mero risarcimento danni da ottenere, forse, solo al termine di un percorso giudiziario lungo e tortuoso. In attesa della prossima udienza, prevista il 15 novembre, non commenta né rilascia dichiarazioni, l'avvocato del M5s Paolo Morricone, ma dai presenti all'ultima udienza a porte chiuse vengono confermati i contenuti del patto comprendente il reintegro, il pagamento delle spese e la chance, implicita, di correre alle elezioni. Un'offerta invitante, al punto che circa quindici dei 23 sarebbero pronti ad accettare, e che segnerebbe un punto a favore quantomeno delle finanze del movimento: l'accordo comporta infatti che le parti si impegnino non solo a cessare le cause già in atto, ma anche a non intentarne in futuro. Insomma, il M5s è pronto a riabbracciare i «traditori» che un anno fa erano stati sospesi e poi espulsi con una mail dello staff perché indicati come «cospiratori» del meet up napoletano, nonché accusati di fare parte di un «gruppo segreto» che su Facebook avrebbe «cercato di manipolare» le primarie interne per il candidato sindaco. Acqua passata.

Ma a quanto pare non tutti sono disposti ad appianare le vecchie divergenze in cambio della riabilitazione grillina. Diversi ricorrenti, tra cui Vincenzo Russo e Roberto Ionta, seguiti dall'avvocato Lorenzo Borrè, frontman delle cause contro il Movimento, sono determinati ad andare avanti. In ballo c'è la richiesta di annullamento del regolamento del 2014 del «non-Statuto». Quello con cui il M5s di fatto ha introdotto la possibilità di espellere i suoi senza passare da un'assemblea degli iscritti, ma solo dalle decisioni del garante Beppe Grillo. Loro andranno fino in fondo, annunciano. E «in fondo», potrebbe esserci anche il risarcimento dei danni provocati da quella cacciata. Ma questo è un altro filone. L'ennesimo, che si dipana nelle aule giudiziarie dove i cinque stelle combattono contro i loro ex.