I killer abbracciati dopo l'omicidio. E ora si cerca una ragazza bionda

Nuovi particolari: Luca morto per le sevizie, non per il colpo al cuore. Un gay rivela: "Prato è borderline, ama fare del male"

Non è stata la coltellata al cuore a uccidere Luca Varani ma un fendente al polmone, che lo ha tenuto in vita per mezz'ora, portandolo alla morte dopo una dolorosissima agonia durante la quale Manuel Foffo e Marco Prato si sono divertiti a infierire sul suo corpo. Poi, per celebrare il delitto, hanno dormito insieme abbracciati sullo stesso letto dove giaceva il cadavere.Particolari agghiaccianti che emergono dalla ricostruzione fatta dai due assassini davanti al gip Riccardo Amoroso. Ma i racconti presentano differenze fondamentali e ciascuno di loro ha scaricato sull'altro la responsabilità di aver infilato il coltello nel cuore della vittima. Un dettaglio marginale a questo punto per la Procura ai fini dell'accertamento delle responsabilità individuali. Gli inquirenti per ora ritengono «credibile» la ricostruzione fornita da Manuel, che si è assunto una «responsabilità schiacciante» e ieri ha chiesto e ottenuto dal pm Francesco Schiavo, titolare dell'inchiesta, di essere ascoltato di nuovo. «Marco Prato dice bugie. Non sono un predatore sessuale», ha ribadito lo studente universitario fuori corso. È ancora da accertare se i due, però, abbiano fatto sesso nelle ore precedenti la tragedia, ma entrambi sostengono di non aver avuto rapporti dopo l'omicidio.Il pm è sempre più convinto che ci sia stata premeditazione nell'omicidio, perché Manuel e Marco avevano intenzione di «fare del male» già due giorni prima della mattanza. Avevano cercato senza successo una preda giovedì notte, girando in auto. Poi venerdì mattina avevano trovato il soggetto ideale, Luca, considerato così debole da accettare di partecipare al festino in cambio di denaro. Questa fragilità era ciò che cercavano i carnefici per portare a termine il loro progetto di morte. Sulle cellule telefoniche, invece, si cercano i riscontri sugli spostamenti compiuti dagli assassini e si lavora per scoprire quante persone siano realmente entrate in quell'appartamento nelle 48 ore precedenti il delitto, anche se per gli investigatori il movente va cercato nelle nove ore che precedono il fattaccio. Si sa che i due trentenni hanno mandato decine di messaggi, ma in molti hanno declinato l'invito. «Sono stato contattato da Marco - racconta un giovane a Pomeriggio 5 -. Erano nudi, c'era alcol e cocaina a volontà ma io me ne sono andato. Poi Marco si è scusato, dicendo che non volevano mettermi in imbarazzo». Un gay romano, che ha frequentato il pr tra il 2011 e il 2012, rintracciato da Dagospia, lo ha descritto come un personaggio borderline. «Quando ho saputo cosa amava fare a letto ho chiuso ogni rapporto - ha spiegato il giovane -. Mi impressionò una sua frase in cui diceva solevo picchiare da ubriaco anche la persona più cara che ho al mondo... e le dicevo di odiarla... ciò non vuol dire che la odiassi...».Agli investigatori i due killer hanno fatto il nome di altri tre ragazzi che sarebbero stati nell'abitazione al Collatino. Una volta identificati, verranno sentiti come testimoni dai carabinieri, che cercano anche una ragazza bionda, sui 25 anni, che avrebbe visto Luca un paio di ore prima del delitto. Si tratterebbe di un'amica della vittima, incontrata sul treno Viterbo-Roma Ostiense venerdì intorno alle 7.30, mentre Luca stava andando in via Giordani. Non è escluso che possa custodire qualche confidenza utile alle indagini.