I lapilli di Pompeo

Passano i mesi senza che si riesca a venire a capo, con misure efficaci, del problema Non performing loans, la montagna di crediti deteriorati (200 miliardi lordi) che le nostre banche si ritrovano in pancia. Si tratta, come si ricorderà, dei soldi prestati dagli istituti di credito a soggetti che, per mille motivi, non sono riusciti a mantenere l'impegno di restituirli anche rateizzati. Un bel guaio. Che incide sulla solidità non solo delle banche più esposte ma del sistema creditizio nel suo complesso. Fino ad oggi le misure introdotte non sono sembrate all'altezza della posta in gioco. Perché tra governo e banche da una parte ed Europa dall'altra prevale il dialogo tra sordi. A Bruxelles vorrebbero che la questione si risolvesse con operazioni trasparenti ma tutte farina del sacco del sistema bancario; nel Belpaese si punta invece a promuovere interventi dove, in un modo o nell'altro, lo Stato faccia da collante agli impegni degli istituti. Il fatto che si ipotizzi la nascita di veicoli misti che si accollino i crediti inesigibili e titoli inoptati con la «supervisione» della Cassa Depositi e Prestiti vorrebbe dire che la società controllata dallo Stato potrebbe mettere la propria firma a garanzia. La solita scorciatoia all'italiana. A parte il fatto che l'Europa ha più volte manifestato la propria contrarietà verso operazioni che potrebbero rientrare nella categoria degli aiuti di Stato, rimane la sensazione che siano i cittadini piccoli risparmiatori (non dimentichiamo che la Cdp si alimenta per lo più dei risparmi postali) a doversi accollare l'onere di coprire le magagne del sistema bancario. Mi permetto di dire: perché le banche non avviano un percorso di discontinuità predisponendo veicoli interni per il recupero dei Npl attraverso accordi ragionevoli, rapidi e chiari con la clientela in difficoltà? Lasciamo stare il forziere Cdp.

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