«I leader naturali? Matteo e Silvio I grillini invece non hanno futuro»

L a fragilità della democrazia italiana, ieri come oggi, è causata da molti fattori, uno dei quali è il difetto di una costituzione che separa i poteri, ma non garantisce un loro equilibrio: l'esecutivo, rispetto al legislativo e al giudiziario, è molto più debole, perché dipende dai capricci dei parlamentari che difendono con le unghie il privilegio di garantirsi la rielezione. «E il risultato è una spaventosa inefficienza dei governi, l'aumento del debito pubblico perché nessuno è responsabile delle spese, una certa anarchia parlamentare e la periodica comparsa di movimenti extraparlamentari antidemocratici...».

Ai movimenti collettivi, che a volte rinnovano e a volte devastano la società, Francesco Alberoni ha dedicato la sua vita da studioso. Il suo saggio Movimento e istituzione (già scritto nella sua ossatura portante nel 1963, pubblicato con questo titolo nel '77 e poi più volte aggiornato nel corso degli anni Ottanta) è da tempo un classico (...)

(...) della sociologia. E, come tutti i classici, ha ancora molto da dire. Così il professore lo ha ripreso in mano ancora una volta e dopo un nuovo “rifacimento” riesce oggi da Sonzogno.

Sempre attuale.

«L'occasione me l'ha fornita Grillo. Mi aspettavo, prima che nascesse il Movimento 5 Stelle, che sarebbe successo qualcosa. In Italia - un Paese in cui l'esecutivo è sempre debole e la classe politica sempre forte, una casta appunto - ogni vent'anni l'assetto dei partiti ha un rimescolamento, come avvenne con Berlusconi. Qualcosa doveva accadere, il clima era pronto. Quando è arrivato Beppe Grillo prima ero meravigliato, poi ho capito cosa c'era dietro il movimento».

Che cosa?

«Un'ideologia anarchica, tipica di tutti i movimenti nascenti che invocano la democrazia diretta. E l'ho capito guardando i video di Casaleggio che evocano il mito di Gaia e il nuovo ordine mondiale... L'energia selvaggia e anche gioiosa del “Vaffanculo” di Grillo che vuole mandare tutti a casa si innestava sulla “visione” di un rinnovamento mondiale dell'ordine esistente di Casaleggio... Ed eccolo qui, il nuovo movimento collettivo: un movimento che unisce l'agitazione politica al sogno sociale, con un abile “amministratore”, cioè Casaleggio, e un capo carismatico, cioè Grillo».

Dove arriverà il Movimento 5 Stelle?

«Forse non lontano. Grillo ha sbagliato a sfidare a duello Renzi alle ultime elezioni dicendo “Chi vince, vince tutto e chi perde, perde tutto”. Lui ha perso. E ciò deprime l'energia del movimento. Il vero leader deve apparire sempre invincibile, e non affida mai il proprio destino a una battaglia sola. Troppo rischioso».

E Renzi, è un leader?

«È un leader naturale perché ha, come pochi altri, la capacità di attrarre a sé le persone. Ma non è un capo carismatico, perché non ha creato un movimento sorretto dal sogno collettivo del rinnovamento radicale. È coraggioso, ma non ha voluto fondare un suo partito. Però, nel caso dovessero buttarlo giù, cioè il Parlamento non dovesse votare un'eventuale fiducia, è possibile che possa sorgente un movimento popolare che lo sorregga, anche se lui non vuole. Basta un gruppo che in piazza inizi a urlare “Renzi, Renzi” ed è fatta, alla faccia dei vertici del Pd. I movimenti non nascono con le carte bollate, ma con l'istinto, le grida e le bandiere».

E Berlusconi?

«Anche lui è un leader naturale. Tale è stato e tale è. Ma la domanda giusta è: “Continua a essere anche un capo carismatico?”».

La risposta?

«Sì, per i suoi lo è. Molta gente continua ad amarlo e a fidarsi di lui, anche se metà del suo partito gli è contro. Ma senza di lui, l'intero partito sparisce».

E fuori dall'Italia, quali sono i nuovi movimenti più interessanti?

«Ovviamente il fenomeno maggiore, che non è iniziato certo oggi, è quello che vediamo nel mondo islamico: sono i gruppi - come tanti movimenti che dentro il cristianesimo hanno invocato, pacificamente , un ritorno all'origine evangelica, da San Francesco a Lutero fino a Comunione e liberazione - che propugnano un ritorno all'islam di Maometto e dei “Califfi ben guidati” in cui la spada musulmana si espande in tutto il mondo».

Non in maniera pacifica però.

«Sotto l'islam che possiamo definire, con un ossimoro, “laico”, che ha prevalso a lungo nel mondo musulmano - dalla Turchia di Kemal Atatürk alla Tunisia di Ben Ali fino alla stessa Libia di Gheddafi, non certo un integralista - ha sempre covato un movimento diffuso che sogna l'islam delle origini. E ogni tanto dal fondo della società emergono dei capi guerrieri. Sono i leader dei gruppi terroristici come l'Isis in Irak e in Siria o Boko Haram in Nigeria fino ad Al Qaida che ha ancora la forza di accende nuovi focolai in India, in Bangladesh e in Birmania. Sono diverse facce di un unico movimento integralista. Un mostro pericolosissimo».

Finirà col prevalere?

«Studio come nascono i movimenti e come si affermano. Ma non predico il futuro. Certo che l'Isis si è spinto troppo in là, ha tagliato troppe gole, irritato oltre misura gli Stati Uniti e anche una parte del popolo musulmano. Da un punto di vista militare l'Isis è facilmente battibile dall'America di Obama, come Bush padre sconfisse Saddam quando invase il Kuwait. Ma se anche gli Usa sbaragliassero sul campo i 20-30mila miliziani dell'Isis, poi rimarrebbero impantanati in territorio ostile. E attorno al gigante, immobilizzato nella palude in un'area geopolitica ostile, spunterebbero nuovi movimenti, più giovani, più intransigenti, più determinati».

Un leader, l'istinto, grida, bandiere, un sogno... Poi cosa serve a un movimento per imporsi?

«Masse di giovani. E ce ne sono tante in Occidente e nel mondo arabo, spesso povere, male istruite e che vogliono un modo nuovo. E poi la collera, temperata dall'ironia».

Come i giovani di «Occupy Wall Street»?

«No, quelli erano solo giovani agitati, non un vero movimento con in testa l'idea di cambiare il mondo. A loro mancava la fantasia e il sogno».

Chi ha un sogno oggi?

«Ad esempio gli indipendentisti scozzesi. Ce l'hanno da secoli».