I militanti occupano la sede democrat: «Candidato sindaco imposto da Renzi» Primarie annullate dopo l'inchiesta per camorra

Prima uno scandalo sul tesseramento Pd in odor di camorra. Poi una pioggia di avvisi di garanzia per tangenti e appalti sui candidati alle primarie. Alla fine Matteo Renzi perde la pazienza e decide nella notte di «commissariare» il Pd locale e di scegliere l'aspirante sindaco fuori dal mucchio dei ras cittadini. Col risultato di scatenare la rivolta dei Masaniello, che ieri hanno occupato la sede del Pd al grido di «abbasso Matteo».

Succede ai piedi del Vesuvio, in quel di Ercolano, da vent'anni almeno feudo della sinistra in Campania: il sindaco uscente Vincenzo Strazzullo e il suo vice Antonello Cozzolino avevano tutte le intenzioni di ricandidarsi, e per questo hanno indetto le primarie, convinti di vincerle in carrozza e di rifare il ticket. Terzo candidato, con poche speranze, il giovane outsider renziano Ciro Bonajuto. Già a gennaio era scoppiato lo scandalo sul tesseramento, che aveva visto un insolito boom proprio in vista delle primarie: da 300 a 1213 iscritti. E molti dei nomi nelle liste, acquisite dalla Procura, erano da brivido: noti capi clan, parenti di boss, perfino sospetti killer. Il candidato renziano, del resto, aveva appena ricevuto due lettere anonime con minacce di morte, per invitarlo a desistere. Poi, giovedì scorso, è arrivata una raffica di avvisi di garanzia per un'altra inchiesta su alcuni appalti per opere pubbliche, destinatari molti amministratori Pd di Ercolano con in testa sindaco e vice, Strazzullo e Cozzolino. Che ovviamente si dichiarano estranei alla vicenda ma che a questo punto devono rinunciare alle primarie. E designano di comune accordo un nuovo candidato nella persona del segretario locale, Antonio Liberti, incoronato dall'assemblea della sezione. A Roma la mossa dei «boss» locali non piace per niente, e il braccio destro di Renzi, Luca Lotti, taglia la testa al toro: la situazione va azzerata, serve «discontinuità» con una dirigenza locale già colpita da troppi scandali, e «se di più candidati ne resta in campo solo uno, allora il candidato deve essere quello». Dunque Bonajuto è il candidato sindaco unico. Apriti cielo: i ras locali spodestati (tutti della minoranza anti-Renzi) si ribellano e chiamano alla rivolta le loro truppe, che occupano per protesta la sede Pd: «Il premier è diventato un elemento di divisione», tuona il candidato mancato, Liberti.