I paradossali punti di forza dei democratici sono Parioli e Prati, zone nere per tradizione Critico l'ex sindaco Marino: «Rotto il rapporto con la città, calo dei consensi drammatico»

Massimiliano Scafi

Roma Diciassette per cento, tanto vale adesso il Pd romano: tradotto in cifre, fa la miseria di 320mila voti. Paradossali punti di forza, Parioli e Prati, ex storiche zone nere, mentre le periferie sono grilline e le circoscrizioni quasi tutte perse. Eppure Matteo Orfini, commissario del partito, è contento lo stesso: «Dovevamo arrivare quarti, invece siamo al ballottaggio e non era scontato. Abbiamo fatto un pezzo della rimonta che serve. Manca la seconda parte». Pure Roberto Giachetti si dice ottimista: «Abbiamo conquistato la finale della Champions League partendo dai preliminari».

Ma non sarà facile in quindici giorni, come spera Renzi, «fare l'impresa». I numeri sono sempre numeri e per quanto interpretati stabiliscono alcune certezze. La prima è che, grazie anche alle liste d'appoggio, Giachetti con il suo quasi 25% è andato bel oltre, otto punti, la forza attuale del Pd. La seconda spiega come, per cercare di recuperare, il candidato debba farsi un bel giretto attorno al Grande Raccordo Anulare. Infatti il vicepresidente della Camera, su quindici municipi, ha prevalso solo in due: il I, centro-Prati, e il II, San Lorenzo-Parioli. Il resto della città è nelle mani della Ufo-Raggi, che in posti come Ostia e Tor Sapienza ha superato quota 40%.

Ignazio Marino, il marziano deposto, si può godere la sua rivincita postuma. «Il risultato del primo turno a Roma propone con forza il problema di un Partito democratico che ha rotto il proprio rapporto con la città». Dati alla mano, l'ex sindaco parla di un «calo del consenso drammatico» e attacca Matteo Renzi. «Sarebbe un grave errore fingere di ignorarne le cause. Da quando fu commissariato nel 2014, e interamente affidato a Matteo Orfini, il Pd romano ha mancato i risultati sperati e necessari. Non si sono visti né l'auspicato ricambio di classe dirigente, né la necessaria pulizia».

Il plenipotenziario Orfini ribalta le accuse senza fare troppi giri di parole. «Sul nostro risultato pesa come un macigno il fallimento amministrativo della giunta Marino». Sì, va bene, ma la periferia? «Ci sono state cose - risponde - che hanno fatto male al Pd in questa città: c'è stata Mafia Capitale che ha coinvolto anche il Pd, c'è stata una amministrazione che per quella parte della città ha fatto molto poco». Insomma, non basta chiudere i Fori alle auto e sloggiare i camion-bar dal Colosseo per vincere le elezioni. Più utile semmai per il consenso popolare riparare le buche e far arrivare gli autobus in orario.

Conclusione, «Roberto ha compiuto mezzo miracolo ma adesso deve fare l'altro mezzo», scrive Renzi nella sua e-news. «Può farcela, però deve recuperare dieci punti di svantaggio». Il premier gli spiega pure come fare: «Olimpiadi, sicurezza, capacità di guidare una macchina complessa come il Comune di Roma: se la giocheranno su questo. Giachetti deve fare il Giachetti». E lui: «Sto già facendo il Giachetti, come avete visto tutti con le liste pulite e la giunta presentata in anticipo». Ora sta studiando come colmare il divario.

C'è chi parla di un negoziato già avviato con i centristi: nella squadra del candidato ci sono tre posti liberi. Giachetti però smentisce. «Ho detto che sono nove e non dodici perché possono bastare così. Quindi, il tema delle trattative sulla giunta non esiste. Parlerò a tutti i romani e chiederò loro di scegliere sulla base di quello che propongo io e quello che propongono gli altri, tra l'onestà e la competenza dimostrata da me e quella dichiarata dagli altri. Se si ragiona su queste basi una vittoria non solo è possibile ma si farà». In attesa delle scelte di Sel e fassiniani, si strizza l'occhio agli elettori di Forza Italia. Uno l'ha già preso, Guido Bertolaso: «Al ballottaggio voterò per Giachetti».

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mar, 07/06/2016 - 12:06

Se il Giachetti è quell'angelo che dice il PD, perché non l'hanno tirato fuori prima? Allora perché Roma ha dovuto sopportare il Gabrielli, voglia di lavorar saltami addosso, per non dire del Marino... allegro chirurgo.