I più noti costituzionalisti d'Italia fanno a pezzi la riforma di Renzi

Cinquantasei giuristi e studiosi firmano un documento nel quale esprimono forti preoccupazioni: "In questo modo si indebolirebbe l'assetto dello Stato"

Pubblichiamo ampi stralci del documento firmato da oltre 50 fra magistrati, docenti e giuristi di varie università italiane che, di fronte alla prospettiva che la legge costituzionale di riforma della Costituzione sia sottoposta a referendum nel prossimo autunno, hanno ritenuto doveroso esprimere alcune valutazioni critiche. Fra questi studiosi e studiose di diritto costituzionale figurano alcuni tra i massimi costituzionalisti italiani tra cui Gustavo Zagrebelsky, Ugo De Siervo, Gianmaria Flick, Valerio Onida, Roberto Zaccaria.

Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l'anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo. Siamo però preoccupati che un processo di riforma, (...) si sia tradotto infine, (...) in una potenziale fonte di nuove disfunzioni del sistema istituzionale e nell'appannamento di alcuni dei criteri portanti dell'impianto e dello spirito della Costituzione.

1. Siamo anzitutto preoccupati per il fatto che il testo della riforma ascritto ad una iniziativa del governo si presenti ora come risultato raggiunto da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare («abbiamo i numeri») anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche; e che ora addirittura la sua approvazione referendaria sia presentata agli elettori come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un governo. La Costituzione, e così la sua riforma, sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso, non espressione di un indirizzo di governo e risultato del prevalere contingente di alcune forze politiche su altre. La Costituzione non è una legge qualsiasi, che persegue obiettivi politici contingenti, legittimamente voluti dalla maggioranza del momento, ma esprime le basi comuni della convivenza civile e politica. È indubbiamente un prodotto «politico», ma non della politica contingente, basata sullo scontro senza quartiere fra maggioranza e opposizioni del momento. (...).

2. Nel merito, riteniamo che l'obiettivo, (...) di un superamento del cosiddetto bicameralismo perfetto (...), e dell'attribuzione alla sola Camera dei deputati del compito di dare o revocare la fiducia al governo, sia stato perseguito in modo incoerente e sbagliato. Invece di dare vita ad una seconda Camera che sia reale espressione delle istituzioni regionali, (...) si è configurato un Senato estremamente indebolito, privo delle funzioni essenziali per realizzare un vero regionalismo cooperativo: esso non avrebbe infatti poteri effettivi nell'approvazione di molte delle leggi più rilevanti per l'assetto regionalistico, né funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni. In esso non si esprimerebbero le Regioni in quanto tali, ma rappresentanze locali inevitabilmente articolate in base ad appartenenze politico-partitiche (...). Ciò peraltro senza nemmeno riequilibrare dal punto di vista numerico le componenti del Parlamento in seduta comune, che è chiamato ad eleggere organi di garanzia come il Presidente della Repubblica e una parte dell'organo di governo della magistratura. (...).

3. Ulteriore effetto secondario negativo di questa riforma del bicameralismo appare la configurazione di una pluralità di procedimenti legislativi differenziati a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato (...), con rischi di incertezze e conflitti.

4. L'assetto regionale della Repubblica uscirebbe da questa riforma fortemente indebolito attraverso un riparto di competenze che alle Regioni toglierebbe quasi ogni spazio di competenza legislativa, facendone organismi privi di reale autonomia, e senza garantire adeguatamente i loro poteri e le loro responsabilità anche sul piano finanziario e fiscale (mentre si lascia intatto l'ordinamento delle sole Regioni speciali). Il dichiarato intento di ridurre il contenzioso fra Stato e Regioni viene contraddetto perché non si è preso atto che le radici del contenzioso medesimo non si trovano nei criteri di ripartizione delle competenze per materia - che non possono mai essere separate con un taglio netto - ma piuttosto nella mancanza di una coerente legislazione statale di attuazione: senza dire che il progetto da un lato pretende di eliminare le competenze concorrenti, dall'altro definisce in molte materie una competenza «esclusiva» dello Stato riferita però, ambiguamente, alle sole «disposizioni generali e comuni». Si è rinunciato a costruire strumenti efficienti di cooperazione fra centro e periferia. (...).

5. Il progetto è mosso anche dal dichiarato intento (espresso addirittura nel titolo della legge) di contenere i costi di funzionamento delle istituzioni. Ma il buon funzionamento delle istituzioni non è prima di tutto un problema di costi legati al numero di persone investite di cariche pubbliche (costi sui quali invece è giusto intervenire, come solo in parte si è fatto finora, attraverso la legislazione ordinaria), bensì di equilibrio fra organi diversi, e di potenziamento, non di indebolimento, delle rappresentanze elettive. Limitare il numero di senatori a meno di un sesto di quello dei deputati; sopprimere tutte le Province, anche nelle Regioni più grandi, e costruire le Città metropolitane come enti eletti in secondo grado, anziché rivedere e razionalizzare le dimensioni territoriali di tutti gli enti in cui si articola la Repubblica; non prevedere i modi in cui garantire sedi di necessario confronto fra istituzioni politiche e rappresentanze sociali dopo la soppressione del Cnel: questi non sono modi adeguati per garantire la ricchezza e la vitalità del tessuto democratico del paese, e sembrano invece un modo per strizzare l'occhio alle posizioni tese a sfiduciare le forme della politica intesa come luogo di partecipazione dei cittadini all'esercizio dei poteri.

6. Sarebbe ingiusto disconoscere che nel progetto vi siano anche previsioni normative che meritano di essere guardate con favore: tali la restrizione del potere del governo di adottare decreti legge, e la contestuale previsione di tempi certi per il voto della Camera sui progetti del governo che ne caratterizzano l'indirizzo politico; la previsione (che peraltro in alcuni di noi suscita perplessità) della possibilità di sottoporre in via preventiva alla Corte costituzionale le leggi elettorali, così che non si rischi di andare a votare (come è successo nel 2008 e nel 2013) sulla base di una legge incostituzionale; la promessa di una nuova legge costituzionale (rinviata peraltro ad un indeterminato futuro) che preveda referendum propositivi e di indirizzo e altre forme di consultazione popolare.

7. Tuttavia questi aspetti positivi non sono tali da compensare gli aspetti critici di cui, inoltre, se il referendum fosse indetto come oggi si prevede - su un unico quesito, di approvazione o no dell'intera riforma, l'elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell'altro, ragioni «politiche» estranee al merito della legge. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati (così come se si fosse scomposta la riforma in più progetti, approvati dal Parlamento per tutti i motivi esposti, pur essendo noi convinti dell'opportunità di interventi riformatori che investano l'attuale bicameralismo e i rapporti fra Stato e Regioni, l'orientamento che esprimiamo è contrario, nel merito, a questo testo di riforma.

Commenti
Ritratto di Nubaoro

Nubaoro

Sab, 23/04/2016 - 08:52

Ragione o torto DEVONO STARE ZITTI. Non spetta a loro commentare .... e non ci raccontino di nuovo che sono anche loro cittadini per cui possono avere un'opinione nel nome della costituzione (che dice però tante altre cose). Possono avere un opinione, certo, ma non publicizzarla, per lo meno per ragioni di opportunità od etichetta. Se vogliono commentare cambino prima lavoro.

Ritratto di gian td5

gian td5

Sab, 23/04/2016 - 09:27

Saranno pure famosi e contrari, ma fra i cinque nomi elencati tre sono dichiaratamente di sinistra e due un po' meno, tutti comunque riconducibili ad un pensiero politico opposto all'orientamento di questo giornale, vuoi vedere che Renzi è riuscito finalmente ad azzeccarne una?

Ritratto di ...AAAcercaNsi..

...AAAcercaNsi..

Sab, 23/04/2016 - 10:13

una SCHIFORMA IN COSTITUZIONALE fatta da un governucolo di ABUSIVI

onurb

Sab, 23/04/2016 - 10:13

Nubaoro. Sul Giornale odierno c'è un articolo dedicato a ciò che Obama ha detto a favore della permanenza del Regno Unito nella UE. Nessun commentatore inglese ha eccepito che Obama avrebbe dovuto evitare di manifestare la sua opinione. Il sindaco di Londra, favorevole alla Brexit, ha fatto un commento ironico, ma non ha detto a Obama di non mettere lingua negli affari inglesi. E lei pretenderebbe che cittadini italiani non esprimano la propria opinione in merito a una modifica della costituzione italiana perché, secondo lei, le loro cariche la rendono inopportuna. Assurdo.

moichiodi

Sab, 23/04/2016 - 10:52

Chissà perché è la riforma di renzi. La scritta di suo pugno? Dopo discussioni ed emendamenti sia nelle commissioni che nelle camere.

linoalo1

Sab, 23/04/2016 - 10:54

Cosa altro ci si potrebbe aspettare da questa Armata Brancaleone al Governo????

Ritratto di 02121940

02121940

Sab, 23/04/2016 - 11:05

Verosimilmente gli Italiani impiomberanno il mostro prodotto dalla ministra Boschi, figlia dell'omonimo banchiere inquisito e voluta da Renzi, un altro figlio con precedenti paterni in corso.

tonipier

Sab, 23/04/2016 - 11:09

" I PIU' NOTI, I MENO NOTI CHI SONO?""LA CRISI DELLA GIUSTIZIA COME CONSEGUENZA DELLA DEGENERAZIONE POLITICA" "va bene tutto quello che dicono i, cinquantasei giuristi e "studiosi noti" Come sistemare la questione per potersene uscire da questo tunnel che fa colabrodo?. qualcuno dei cinquantasei onesti costituzionalisti dovrebbe dare una soluzione a questo quesito, oppure sono solamente come al solito chiacchiere prendendo in giro il popolo messo in bancarotta?

Ritratto di Memphis35

Memphis35

Sab, 23/04/2016 - 11:10

Le riforme ad uso della combriccola dei tro.mbati di provincia? Al Bagaglino c'è gente più seria e resposabile. E con minore sprezzo del ridicolo.

Ritratto di calzolari loernzo

Anonimo (non verificato)

ilbelga

Sab, 23/04/2016 - 11:36

questi con tutti i soldi che hanno rubato al popolo italiano devono stare zitti e lasciare decidere a noi.

elpaso21

Sab, 23/04/2016 - 11:52

Argomenti tipici del dottor azzecca-garbugli, se stessimo a sentirli non si farebbe mai niente in questo paese, cosa che rispecchia il carattere di Berlusconi e compagnia, invece direi che il fatto di dismettere il Senato costituisce un vantaggio assolutamente eccezionale. (secondo invio)

diesonne

Sab, 23/04/2016 - 12:07

diesonne E' VERO IL DETTO.NON SAPPIA LA SINISTRA QUELLO CHE LA DESTRA LA SINISTRA HA UN OCCHIO SOLO COME POLIFEMO_-VEDE SE STESSA E GLI ALTRI SONO DA ESCLUDERE--E' UN POTERE ASSOLUTO IN SALSA DEMOCRATICA- E' DOMINARE LA CLASSE OPERAIA NON DIFENDERLA-PUNTO

elpaso21

Sab, 23/04/2016 - 13:47

Noto altresì che chiunque parli contro le riforme non ha nessun argomento valido.

Ritratto di Nubaoro

Nubaoro

Sab, 23/04/2016 - 14:48

x ONURB Il silenzio non è consono ai cittadini indipendentemente dalla carica? Come la mettiamo con la separazione dei poteri oppure con Berlusconi che non poteva fare "editti bulgari" criticando un sacro pilastro dello stato come santoro perché le critiche non si addicevano al capo del governo. Magistrati, costituzionalisti (supportati dai soliti giornalisti) ce lo hanno detto giorno e notte per mesi.