I pm sono di casa dai De Luca. Dopo il sindaco decaduto pure il figlio ora è nelle grane

Il caso pastificio Amato a Salerno

Roma - I figli so' piezz'e core, si dice a Napoli. E così pure a Salerno, la città della quale è dominus incontrastato Vincenzo De Luca, sindaco sospeso causa legge Severino per una condanna per abuso d'ufficio e, soprattutto, candidato del Pd alle elezioni regionali campane, dopo aver stravinto le primarie. Purtroppo su De Luca si è abbattuta una tegola giudiziaria non da poco. Il primogenito Piero, già componente dell'assemblea nazionale del Pd, è indagato per concorso in bancarotta fraudolenta nell'ambito dell'inchiesta sul fallimento del pastificio Antonio Amato. Il pm salernitano Vincenzo Senatore, nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari dello scorso luglio, aveva subordinato il capo d'imputazione alla decisione della Corte d'Appello sulla immobiliare Ifil, una controllata dell'azienda. È stata dichiarata fallita e così dall'appropriazione indebita si è passati a un'accusa più «pesante». Secondo i riscontri dei magistrati, il giovane avvocato Piero De Luca avrebbe ricevuto 23mila euro dalla immobiliare Ifil sottoforma di biglietti aerei per sé e la moglie destinazione Lussemburgo, Paese nel quale la famiglia risiede poiché referendario presso la Corte di Giustizia Ue. L'aggravante, spiega il provvedimento, è «aver cagionato un danno patrimoniale di rilevante entità», «nella piena consapevolezza di trarre indebito vantaggio patrimoniale».

Che l'indagine potesse essere una spina per De Luca padre e figlio lo si era capito già un paio d'anni fa, quando o' sindaco era anche viceministro delle Infrastrutture nel governo Letta (nonché main sponsor di Renzi nel Salernitano). La caduta dell'esecutivo fece passare tutto in cavalleria. Le dichiarazioni rese ai pm da Giuseppe Amato, titolare del pastificio, indicavano Piero De Luca come consulente legale per una variante urbanistica da approvare per trasformare l'area dell'ex stabilimento in un centro residenziale. Circostanza singolare, documentata anche dal Giornale. È strano, quanto meno, che il figlio di un sindaco venga assunto come advisor per una materia che attiene al genitore-sindaco. Non si tratta di un Rolex né di un incarico da stagista a 1.300 euro al mese, ma nessuno in questi due anni ha avanzato qualche dubbio. Tranne i soliti grillini che ce l'hanno a morte con De Luca per la riqualificazione «cementizia» del Lungomare. Giuseppe Amato aveva, inoltre, affermato di avere pagato alcune fatture per il comizio di chiusura della campagna per le Regionali 2010 di Vincenzo De Luca a Napoli. L'indagato aveva dichiarato che la «spesa» gli sarebbe stata suggerita dall'imprenditore Mario Del Mese, titolare della Ifil e molto vicino al figlio del sindaco. Passo indietro? Ma neanche a parlarne. «Io non ho nessuna intenzione di mollare nulla. Da oggi comincia una grande battaglia di civiltà», aveva detto Vincenzo De Luca dopo la condanna per abuso d'ufficio. È molto probabile che queste parole vadano bene ancora adesso.