"I processi lenti sono il vero freno agli investimenti stranieri in Italia"

Gli imprenditori Usa: incertezza anche sui tempi delle sentenze

Milano I paragoni sono impietosi e stanno dentro una slide: negli Usa il processo per la bancarotta Enron si è chiuso in 4 mesi, in Italia per arrivare alla condanna del patron di Parmalat Calisto Tanzi ci sono voluti sei anni. Simone Crolla, consigliere delegato della Camera di commercio americana in Italia, porta un dato drammatico: «Fatto cento lo stock degli investimenti Usa nel mondo, l'Italia attira solo l 0,8 per cento del totale». Briciole. E l'avvocato Franco Gianni, principe del foro, racconta un episodio illuminante: «Sono stato invitato a una tavola rotonda con i 25 amministratori delegato di importanti multinazionali e tutti ripetevano lo stesso concetto. In Italia è complicato investire non per via della legislazione del lavoro, che pure è contorta, e nemmeno per la carenza delle infrastrutture. No, il problema dei problemi è la non certezza del diritto».

Un tema capitale, che viene declinato nella nuovissima sede della Fondazione Feltrinelli da un parterre sontuoso di esperti chiamati a raccolta al capezzale del malato Italia dall'associazione Fino a prova contraria. Annalisa Chirico, giornalista e firma del Giornale, introduce un video che documenta questo mezzo naufragio. C'è un altro numero che la dice lunga sulla sfiducia dei capitali stranieri e di quelli della prima potenza mondiale: «L'Italia è solo l'ottavo Paese d'Europa per giro d'affari delle imprese a stelle e strisce». Siamo indietro, terribilmente indietro e c'è una frase che viene scandita come fosse una sentenza di condanna a morte: «Il sistema giudiziario civile, in Italia, è semplicemente troppo lento». Parola dell'ex ambasciatore di Washington John R. Philips.

Altre slide danno probabilmente la chiave per capire le ragioni della sfiducia: in Italia, secondo un rapporto della Banca mondiale, ci vogliono 1.120 giorni per arrivare a sentenza nel civile, il settore che più condiziona il mondo diffidente dell'imprenditoria. Siamo dunque ad un desolante 108 posto su 190 paesi considerati. I big rispetto a noi hanno una marcia in più: negli Usa il verdetto arriva in media dopo 420 giorni, in Germania dopo 499 giorni, in Francia addirittura al 395 giorno. Una gara persa in partenza. E il malfunzionamento dell'apparato giudiziario si porta dietro altri guai, come le ciliegie che non vengono mai da sole: «In un documento ufficiale che riflette il modo in cui da Washington guardano a Roma - spiega Crolla - c'è scritto che corruzione e crimine organizzato costano all'Italia 60 miliardi di euro l'anno».

Il punto, incalza Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della sera che modera l'evento, è come sciogliere i nodi che sono tanti e intricati. Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda, aggiunge un'altra spina: il fisco. Con le sue continue contorsioni che impediscono la risposta alla più disarmante delle domande: quante tasse pagherà l' azienda del signor Rossi quest'anno?

Questioni che rimangono sul tappeto. Come l'osservazione del procuratore generale di Milano Roberto Alfonso, l'imputato virtuale della giornata, che contrattacca: «A Milano c'è per il personale amministrativo una scopertura del 41 per cento. Quale impresa può andare avanti così?».

Un altro punto di domanda che si somma ai precedenti.