I sette punti della strategia Salvini: anche la Nato a proteggere le coste

Basta taxi del mare, più intelligence e niente stranieri a zonzo

Chiara Giannini

Matteo Salvini è deciso a rispettare la parola data agli italiani: risolvere il problema immigrazione. Il suo programma per bloccare i flussi e dare maggiore sicurezza al Paese passa per un programma ben dettagliato e che si può sintetizzare in sette punti. Si parte da una maggiore collaborazione con l'Europa, ovvero accordi con le altre Nazioni per maggiori controlli alle frontiere, ma anche per il potenziamento dell'interscambio di informazioni di intelligence per contrastare il terrorismo.. Come il predecessore, Marco Minniti, ha ammesso. che alcuni foreign fighters potrebbero mischiarsi tra i migranti in arrivo sui barconi.

Per impedire le partenze ci sono poi due punti fondamentali: rapporti più efficaci con Paesi di provenienza e impegno dei Paesi Nato. Il ministro dell'Interno vuole, infatti, potenziare gli accordi bilaterali e crearne di nuovi con gli Stati con cui non li abbiamo. Punta quindi a far capire alla Nato che anche la Difesa delle frontiere del sud dell'Europa è fondamentale, proprio in virtù del fatto che il potenziale pericolo di infiltrazioni terroristiche arriva dall'area del Mediterraneo. Serve una riconversione dell'impegno della Nato, quindi, che non guardi solo a Est, ma ai punti di sbarco sulle nostre coste.

C'è quindi l'intenzione di velocizzare le pratiche di riconoscimento dei rifugiati, in modo da individuare coloro che hanno il diritto a essere accolti e coloro che, invece, devono essere espulsi. A tal proposito il ministro ha parlato della realizzazione di centri chiusi che non siano luoghi di detenzione, ma strutture da cui si può sì anche uscire, ma con controlli e verifiche da parte delle forze dell'ordine che consentano di sapere sempre dove è la persona. Ecco perché si punta ad avere Cpr in ogni regione, dove chi deve essere rimpatriato possa stare anche per un tempo maggiore, necessario a capire da quale Paese proviene e, quindi, così da avere una destinazione certa. Questo anche grazie al supporto dei nuovi 250 funzionari assunti dal Ministero che operano nei centri territoriali di riconoscimento e protezione internazionale.

Infine, Salvini ha annunciato guerra ai «taxi del mare», le Ong e a Malta che non rispetterebbe gli accordi internazionali. «Chiuderò i rubinetti», ha detto, lasciando intendere che il codice di comportamento voluto dal predecessore, Marco Minniti, dovrà essere rivisto. Dichiarazione che ha creato qualche attrito con La Valletta, ma che ha dato l'idea dell'incisività del ministro. Certo è che per il nuovo titolare del Viminale la «tolleranza zero» è già partita. A ieri sono sbarcate sulle coste italiane 13.808 persone (contro i 181.436 del 2016 e i 119.369 dello scorso anno). Di queste la maggior parte (2.916) dalla Tunisia, 2.228 dall'Eritrea, 1.066 dal Sudan, 1.052 dalla Nigeria e il resto da altri Paesi. Dati che Salvini vuol portare (rifugiati a parte) quasi a zero.

Commenti

Altoviti

Dom, 10/06/2018 - 15:02

Salvini si sarà specializzato nel dire idiozie: "centri Chiusi ma non Chiusi di cui si possa uscire" o sono Chiusi o sono aperti, la via di mezzo non essite.Non necessita capire da quale paese proviene, questi fanno carte false, ci vuole troppo tempo. Unica cosa rimpatri forzati oppure più "soft": dare loro 300 euro al mese per 10 anni che percepiranno nel loro paese se ci tornano e con verifiche del DNA e delle impronte digitali ogni volta che ritirano i soldi nel loro paese al consolato italiano. Dobbiamo ripatriarne almeno 600 000 e non farne entrare neanche uno in più! Ma Salvini fa l'orecchio da mercante, tutte misure che sono fumo agli occhi e nioente di concreto.

Altoviti

Dom, 10/06/2018 - 15:06

I terroristi è proprio la Nato ad averli cresciuti, è come chiedere la lupo di governare le pecore. Non bisogna perdere tempo nei riconoscimenti, bisogna uscire UREGENTEMENTE dalla convenzione sui richiedenti asilo in modo che non ci sia niente da studiare ma solo da rimpatriare e da non ammettere sul territorio e quelli che ci sono espellerli ed intanto riattivare l'Asinara e tenerli al chiuso.