I sindacalisti-caporali: sfruttavano gli stranieri "schiavi" a 4 euro l'ora

Arrestati a Latina sei uomini legati alla Cisl Gli stranieri impiegati nei campi a costo zero

«A Babbo Natale ho chiesto 4mila disoccupazioni e un gatto». La «letterina» è chiara: 4mila nuovi iscritti al sindacato e altrettante quote, oltre alla percentuale sull'indennità di disoccupazione. A inviarlo via sms il segretario generale della Fai Cisl della provincia di Latina Marco Vaccaro, arrestato ieri assieme a cinque fra colleghi di sindacato, ispettori e soci di una cooperativa il cui unico scopo era lo sfruttamento della manodopera a costo zero. Massimo guadagno per tutti tranne per i lavoratori, soprattutto stranieri, usati come schiavi a 4 euro l'ora per almeno 12 ore al giorno nei campi di Sezze, Latina, Frosinone e Viterbo. Sei arresti, 50 indagati, beni per 4 milioni di euro sequestrati, fra cui 5 abitazioni, 3 depositi, 3 appezzamenti di terra, 9 automobili, 36 tra furgoni e camion, una cooperativa, quote e conti correnti. Le accuse: associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento del lavoro, estorsione, riciclaggio, corruzione e reati tributari. È l'operazione «Freedom»: dal nome si capisce di cosa si sono occupati gli agenti della squadra mobile di Latina e gli uomini dello Sco, il Servizio Centrale Operativo, per un anno. Stroncare un'organizzazione criminale che ha trasformato centinaia di lavoratori agricoli in schiavi del terzo millennio. Più di 500 immigrati, soprattutto braccianti romeni e centrafricani, costretti a viaggi infernali: stipati come sardine, fino a venti persone su furgoni a sei posti e lasciati da mattina a sera sui campi di tutto il Lazio fino allo sfinimento. Importano solo, per i sindacalisti, le quote annue e la disoccupazione da versare al sindacato stesso. I personaggi chiave di questa triste vicenda sono i sei arrestati, tre in carcere. Luigi Battisti, 50 anni di Latina, fondatore e organizzatore della cooperativa Agriamici. A Battisti, secondo gli inquirenti, il compito di intrattenere rapporti fra istituzioni e aziende committenti. È lui a stabilire i criteri contrattuali, amministrativi ed economici dei «suoi» lavoratori. In manette, poi, Daniela Cerroni, 43 anni di Sezze, ritenuta il capo del gruppo criminale e socio fondatore della coop. Il suo ruolo è di organizzare in squadre i braccianti. L'adunata dei lavoratori avveniva ogni mattina nel cortile di casa sua, a Priverno (Latina), prima di partire alla volta dei campi. «Luigi è convinto che l'impero lo ha creato lui... no, lo abbiamo creato insieme», dice al telefono la Cerroni il 3 dicembre 2017 parlando di Battisti. Il terzo arrestato è Marco Vaccaro, 40 anni di Frosinone, autore dell'sms su Babbo Natale oltre che segretario provinciale della Federazione agricola, alimentare e industriale della Cisl. Per il gip Gaetano Negro, il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e il sostituto Luigia Spinelli, avrebbe garantito protezione alla coop estorcendo, in cambio, l'iscrizione dei lavoranti assunti. Chi non pagava era licenziato. Ai domiciliari gli altri tre: Luca Di Pietro, 49 anni di Latina, presidente della coop e caporale incaricato del trasporto e della vigilanza dei braccianti. Poi Nicola Spognardi, 58 anni, ispettore del lavoro presso l'Ispettorato Territoriale, che in cambio di soldi dava le «dritte» per eludere i controlli del suo stesso ufficio. Infine Chiara Battisti, figlia di Luigi, 24 anni. Per lei il padre ha pensato a incarichi contabili e amministrativi. Nell'ordinanza emerge il carattere disumano dei criminali, intenti a guadagnare più denaro possibile sulla pelle dei contadini, privati dei diritti più elementari. Per gli inquirenti i lavoratori provenivano dai centri di accoglienza straordinaria, in attesa della protezione internazionale. Fra gli altri indagati imprenditori agricoli, commercialisti, funzionari e sindacalisti che avrebbero dovuto tutelare i lavoratori.