I sottosegretari indagati? Il premier preferisce tenerseli

Nessuna richiesta di passi indietro agli inquisiti. Ma ora c'è malumore anche nel gruppo dei democratici. Speranza lo appoggia: noi siamo garantisti

Non ci pensa nemmeno. Per Matteo Renzi i sottosegretari del Pd coinvolti in grane giudiziarie possono restare al loro posto. Almeno per ora. Per loro non è tempo da Lupi, non è loro richiesto di fare il passo indietro del ministro delle Infrastrutture, indotto alle dimissioni per essere stato tirato in ballo nell'inchiesta sulle Grandi Opere. Senza peraltro nemmeno essere indagato.

Invece i membri del governo con avviso di garanzia restano là, sulla faccia illuminata della luna di Renzi. Spietato con Lupi, anche perché ciò gli ha consentito di abbassare la golden share dell'Ncd nell'esecutivo, garantista con Francesca Barracciu (Beni Culturali) indagata per peculato nell'inchiesta sulle spese pazze dei gruppi regionali della Sardegna; con Filippo Bubbico (viceministro dell'Interno), rinviato a giudizio per abuso d'ufficio; con Umberto Del Basso De Caro (Infrastrutture), indagato (lui dice di no) per rimborsi elettorali da consigliere regionale campano; con Vito De Filippo (Salute), indagato e poi rinviato a giudizio per 2300 euro in francobolli; con Davide Faraone (Università), sempre implicato nella rimborsopoli siciliana; e anche con Giuseppe Castiglione (Agricoltura), che sarebbe indagato nella vicenda della gara d'appalto del centro di accoglienza di Mineo, nel Catanese (lui nega e forse è vero: è un Ncd, sarebbe già stato accompagnato alla porta). E aggiungiamo anche Renato Soru (segretario sardo del Pd), Vincenzo De Luca (candidato alle regionali in Campania), Enrico Rossi (governatore della Toscana), Gian Mario Spacca (governatore delle Marche), tutti iscritti nel registro degli indagati per motivi vari (De Luca addirittura è già stato condannato a un anno di reclusione). E perché non aggiungerci le ministra dell'Istruzione fresca di passaggio nel Pd Stefania Giannini, citata dalla Corte dei Conti per danno erariale quando era rettore dell'Università di Perugia?

Naturalmente qui non si discute dell'innocenza dei suddetti, per i quali vale il garantismo che non è un accessorio ideologico ma la semplice applicazione pratica di un fondamentale principio giuridico. Né vale discettare di eventuali assoluzioni o proscioglimenti, visto che conta il momento della nomina. Qui si discute dell'incoerenza. E infatti nel Pd qualche imbarazzo c'è: «I sottosegretari del governo che sono indagati devono dimettersi? Molti sono stati nominati che era già indagati, quindi Renzi lo sapeva», soffia Massimo D'Alema. «Lupi si è dimesso per una questione di opportunità politica. Noi restiamo garantisti, si è innocenti fino al terzo grado», distingue il capogruppo del Pd alla Camera Roberto Speranza, che ci deve spiegare come si misure l'opportunità.

Nell'Ncd con fatica si cerca di restare convintamente garantisti. «Un avviso di garanzia non è una condanna, posizione condivisa dal presidente Renzi. Su Lupi si è abbattuta una tempesta più mediatica che giudiziaria», dice salomonico Renato Schifani. Mentre da Forza Italia non si chiede la gogna per i sottosegretari ma si calca la mano sulla doppiezza di Renzi: «Auspichiamo che anche i sottosegretari del governo Renzi, in quota Pd, che sono indagati, assumano quanto prima la decisione di dimettersi. È inammissibile che il Pd e Renzi adottino due pesi e due misure», dice la deputata di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo. Ma ci vuole altro che l'inammissibilità per fermare SuperMatteo.