I veri padroni della Libia? Sono i trafficanti di uomini

I miliziani dello Stato islamico conquistano altri pozzi di petrolio. Le nostre coste sono minacciate: ecco cosa rischiamo. Sostieni il reportage

I pozzi petroliferi cadono uno dopo l'altro sotto i colpi dello Stato Islamico, mentre le fazioni islamiste di Tripoli e le formazioni armate del governo di Tobruk si bombardano reciprocamente. E intanto decine di migliaia di migranti risalgono a ondate dai confini meridionali dove le milizie qaidiste e i trafficanti d'uomini s'arricchiscono con il contrabbando di esseri umani. Di fronte ad una situazione non solo caotica, ma in continuo e progressivo peggioramento persino l'inviato dell'Onu Bernardino Leon sembra pronto ad alzare le braccia, rinunciando al tentativo di negoziare un'accordo tra il governo di Tobruk e le fazioni islamiste al potere a Tripoli e Misurata. «La situazione - ammette davanti Consiglio di Sicurezza dell'Onu - si sta deteriorando rapidamente, il Paese non può più affrontare una crisi politica».

Per dirla in soldoni la Libia sarebbe, insomma, sempre più vicina al punto di non ritorno. Sempre più simile nelle sembianze alla Somalia dei primi anni Novanta, quelle inconfondibili di una nazione allo sbando. Una nazione dove il potere è suddiviso a macchia di leopardo tra le bande di fanatici passate sotto le bandiere nere dello Stato Islamico, le milizie ancora autonome dei vari signori della guerra e la sempre più degradata autorità territoriale delle varie città-Stato incapaci persino di amministrare i propri ambiti urbani. In questo mosaico da incubo si muovono con sempre maggior aggressività, garantita da un'ampia liquidità, anche le grandi organizzazioni criminali arricchitesi con il traffico di uomini. E proprio il loro tentativo di competere alla pari con milizie armate, Stato Islamico, gruppi islamisti e formazioni governative rischia, secondo alcune allarmate analisi d'intelligence, di vanificare qualsiasi negoziato e trascinare il Paese verso il caos finale. Un caos caratterizzato, nei prossimi mesi, dalla partenza di altre decine di migliaia di profughi diretti verso le nostre coste. E propiziato, al momento attuale, dall'incapacità dei vari attori locali di fronteggiare le mosse dello Stato Islamico.

Seguendo la stessa tattica adottata prima in Siria e poi in Iraq i seguaci del Califfato sembrano puntare al controllo dei pozzi di petrolio. Dopo una serie di attacchi susseguitesi tra martedì e mercoledì i fedeli di Abu Bakr Al Baghdadi avrebbero assunto il controllo dei pozzi di al-Dhahra, 170 chilometri a sud di Sirte e di quelli di Mabruk e Bahi, 250 chilometri a sud della città costiera considerata un tempo la roccaforte di Gheddafi. Lo Stato Islamico sarebbe insomma ad un passo dal rivendicare il controllo di tutta la vasta e importantissima galassia petrolifera che si articola intorno al bacino della Sirte e ai suoi 11 pozzi. Non a caso la National Oil Corporation, la compagnia di Stato libica, ha già dichiarato la cessazione di ogni produzione per «cause di forza maggiore». Da ieri, insomma, la Noc non garantisce più l'estrazione del greggio di Mabruk, gestito dai francesi della Total, né quella di Bahi e Dahra affidati a compagnie americane come la Marathon, la Hess Corporation o la Conoco Phillips.

L'arrivo, tre settimane fa, delle bandiere nere a Sirte sarebbe stato, insomma, solo il primo passo di una strategia complessa ed articolate. Una strategia che prevedeva prima l'aggregazione sotto le insegne del Califfato di altre fazioni jihadiste - come quelle di Ansar Sharia già presenti a Sirte - e immediatamente dopo l'avanzata verso sud destinata a garantire il controllo delle installazioni petrolifere. Una fase entrata da martedì nella sua fase operativa.

Commenti

vince50

Ven, 06/03/2015 - 09:57

Cosa rischiamo?più niente abbiamo perso tutto la faccia la dignità e la vergogna,e non parlo dell'onore perchè in molti potrebbero chiedersi cos'è.Siamo e saremo inesorabilmente sempre più sottomessi,dobbiamo adattarci alla loro strafottenza cultura religione e molto altro.Non hanno colpe,al contrario di noi.

vince50_19

Ven, 06/03/2015 - 10:02

Andiamo, su: che razza di notizia da .. scoop giornalistico!!! Queste cose sono a conoscenza perfino di Luigipiso.. ahahahaha ..

Ritratto di 02121940

02121940

Ven, 06/03/2015 - 10:17

La domanda: "I veri padroni della Libia?". La risposta: "Sono i trafficanti di uomini". Giusto. Però mi sembra giusta anche l'osservazione che siamo noi a dare spago a tale traffico. Del resto noi abbiamo una legge che vieta il pagamento del riscatto ai rapitori, ma invece il nostro stato regolarmente paga il riscatto richiesto dai rapitori islamici, incentivando i lucrosi rapimenti, come nel recente caso delle due giovani incoscienti? Così, in modo analogo, noi stiamo dando incentivo al traffico di persone umane andandole a prendere fino a poche miglia dalle coste libiche. Quale soluzione? Non spetta me indicarla. Certo non la soluzione non è data dai vari "piani" adottati al riguardo sotto pressione della UE, che poi pretende che i rifugiati ce li dobbiamo tenere noi.

Rossana Rossi

Ven, 06/03/2015 - 10:18

E l'occidente cacasotto continua ad assistere inerme alla sua distruzione...........

Ritratto di Alsikar.il.Maledetto

Alsikar.il.Maledetto

Ven, 06/03/2015 - 10:20

L'Isis avanza inarrestabile in Libia? Sta per mettere le mani su tutti o quasi tutti i pozzi petroliferi? Il problema non è tanto l'Isis: un'accozzaglia male armata di fanatici. Il vero problema è costituito dai paesi occidentali che si stanno masturbando nel pensare che cosa fare. Non parliamo, poi, delle autorità italiane che latitano. Da noi i militari servono per tante cose tranne ciò per cui sono solitamente concepiti i militari. Che dire? Già sento quelli dell'Isis che avanzano verso l'Italia cantando: 'Avanti popolo... Alla riscossa... Degl'italiani... Vogliam le ossa'...

Ritratto di 02121940

02121940

Ven, 06/03/2015 - 10:23

Correggo. La domanda:"I veri padroni della Libia?". La risposta:"Sono i trafficanti di uomini". Giusto. Però mi sembra giusta anche l'osservazione che siamo noi a dare ossigeno a tale traffico. Del resto siamo noi che abbiamo una legge che vieta il pagamento del riscatto ai rapitori, ma invece il nostro stato regolarmente paga il riscatto richiesto dai rapitori islamici, incentivando i lucrosi rapimenti, come nel recente caso delle due giovani incoscienti. Così, in modo analogo, noi stiamo dando incentivo al traffico di persone umane andandole a prendere fino a poche miglia dalle coste libiche. Quale è soluzione? Non spetta me indicarla. Certo la soluzione non è data dai vari "piani" adottati al riguardo sotto pressione della UE, che poi pretende che i rifugiati ce li dobbiamo tenere noi.

Ritratto di stenos

stenos

Ven, 06/03/2015 - 10:39

I veri padroni della Libia? Quelli di Pd sel e coop. Favorendo in modo vergognoso il traffico di esseri umani finanziano i tagliagole e finanziano se stessi mungendo uno stato con il cxxo per terra.

opinione-critica

Ven, 06/03/2015 - 11:41

Questi padroni con alta probabilità sono amici dei nostri politici che fanno di tutto per aiutarli nei loro traffici, perfino andando loro incontro in mare aperto. Qualcosa si sa su quanto guadagnano gli scafisti, purtroppo la nostra intelligenze non ci ha detto quanto guadagnano i nostri politici che non fanno nulla gratis. Il dato certo è che noi paghiamo.

kayak65

Ven, 06/03/2015 - 12:44

le piramdi non ci riusciranno; li sanno come calmare Quattro straccioni armati che girano sui pick-up. invece probabilment il colosseo e altri monumenti italiani si perche' abbiamo mentecatti che ci governano e che pensano di trattare la situazione isis in maniera politica anziche' farlo in stile insetticida come con le zanzare