Igor il russo uccide ancora Ultima fuga e caccia nei campi

Il bandito ricercato da giorni è in provincia di Ferrara Guardia ammazzata in una sparatoria, un ferito grave

Sette giorni di terrore. Un altro morto e un ferito grave e una fuga che prosegue nella notte e nei boschi del ferrarese. Igor Vaclavic, «il russo», è tornato a colpire. Sul suo circuito di violenza ha lasciato, infatti, un'altra vittima e un ferito grave. È lui ad aver ucciso, ieri poco dopo le 19, un guardiapesca che, pattugliando la zona delle campagne del Mezzano, fra Mondo Nuova e Portomaggiore, se l'è ritrovato davanti. Con la guardia uccisa era di turno anche una guardia volontaria ferito gravemente nello scontro a fuoco. Poco dopo ad accorrere sono stati i carabinieri di Marmorto e Molinella che, insieme alle forze dell'ordine, impegnate, ormai da giorni, in una serrata caccia all'uomo, che ha coinvolto anche i reparti speciali, hanno cominciato l'inseguimento di Vaclavic che ha prima tentato di fuggire, a bordo di un fiorino bianco, rubato nelle ore scorse a Molinella e poi ha proseguito a piedi, nella boscaglia. Vaclavic è sicuramente l'autore di quest'ultima, duplice, aggressione finita nel sangue.

Ma se anche l'omicidio di Davide Fabbri, il barista, freddato, esattamente una settimana fa, nel suo locale di Riccardina di Budrio, sarà definitivamente attribuito alla sua mano killer, la soluzione di questo caso lascerà comunque aperte profonde ferite in questa fetta di Italia, tutta pianure e piccole comunità unite. Sono giorni folli, duri, amari nelle campagne fra Bologna e Ferrara. Dalla via Emilia al Far West.

Igor Vaclavic si era dunque diretto a nord per fuggire alle ricerche che si concentravano fra Bologna e Ferrara. Poche decine di chilometri e nessun problema. Quella zona a sud di Ferrara era già stata terreno di conquista e violenza per lui in passato.

Lui l'uomo senza identità sicura, senza passato se non per quel «curriculum» nero di aggressioni e terrore. Di lui, chi lo aveva avvicinato - dagli avvocati al cappellano del carcere di Argenta aveva sempre fatto un ritratto gelido, misterioso, sfuggente. Ora Igor Vaclavic, 40 anni, sedicente disertore dell'esercito russo con natali in Uzbekistan o forse in ex Jugoslavia, è braccato, ma due uomini hanno perso la vita ed uno è stato ferito in questa sua seconda manche di carriera violenta, mentre Vaclavic, nel nostro Paese, non avrebbe nemmeno dovuto più essere dopo aver scontato l'ultima condanna per svariate rapine, aggressioni ed anche un concorso in omicidio negli ultimi 10 anni. Quella pagina doveva concludersi nel 2015. Oggi conta altre due morti. Ora ci sono due famiglie distrutte, un territorio messo in ginocchio dalla paura. E una difficile via da percorrere per provare a ripartire. A vivere o almeno a sopravvivere. Per accostare il delitto di Budrio a Vaclavic serve la certezza che arriverà dalle comparazioni degli esami compiuto dal Ris di Parma che nei giorni scorsi è riuscito a ricostruire il Dna dell'assassino di Fabbri dalle tracce ematiche che il suo killer ha lasciato sul luogo del delitto. Ma la gente qui non ha dubbi: anche ieri l'uomo che ha ucciso la guardia provinciale era vestito in mimetica, da cacciatore, armato fino ai denti ed è piombato sulla sua vittima, all'improvviso, dalle campagne. Esattamente come Vaclavic ha vissuto in questi anni: brado, libero, riparando fra campi e casolari dove era capace di sparire per giorni, salvo poi tornare a colpire per poco e ad uccidere anche per meno. La stessa dinamica, per fortuna con un epilogo diverso, si era consumata tre giorni prima dell'omicidio di Budrio: a Consandolo, 30 km dal bar di Fabbri, il 29 marzo una guardia giurata era stata aggredita e disarmata.

L'aggressore allora si era accontentato della pistola, una calibro 9, che poi potrebbe essere quella che, tre sere dopo, ha ucciso Fabbri.