Ilva, beffati i bambini malati Fermi i 50 milioni promessi

I soldi tagliati nella manovra dovevano rientrare il 12 dicembre. Ma il cambio di governo ha bloccato tutto

Il referendum è finito in archivio con le sue polemiche insieme al vecchio governo, quello nuovo ha giurato ed è in carica, ma non c'è ancora neppure una scadenza certa per mantenere la promessa di restituire ai bambini malati di Taranto lo stanziamento cancellato in Parlamento. Eppure, appena scoppiate le polemiche per il taglio dei 50 milioni destinati a cura e prevenzione degli effetti dell'inquinamento dell'Ilva, l'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti aveva bollato quelle critiche come strumentali e aveva promesso che si sarebbe posto rimedio in fretta: «Ciò di cui Taranto e i suoi cittadini hanno bisogno sarà valutato, attentamente come sempre, al Tavolo istituzionale del 12 dicembre. E quanto necessario sarà messo». Nel frattempo però c'è stato il voto referendario con le conseguenti dimissioni di Renzi. E il 12 dicembre a Taranto non si è visto nessuno. L'annuncio è arrivato al sindaco di Taranto Ezio Stefano attraverso una telefonata di De Vincenti in cui si annunciava che il tavolo saltava «per garbo istituzionale» verso il nuovo governo in quei giorni ancora in gestazione. Il sottosegretario prometteva comunque di trasmettere «un rapporto con le iniziative avviate e quelle in itinere in modo da impegnare il nuovo governo». Sforzo che sarà risultato minimo, perché De Vincenti avrà trasmesso l'incartamento a se stesso, avendo ricevuto, nel nuovo governo, l'incarico di ministro per il Sud. Eppure non ci sono ancora certezze sul rispetto della famosa promessa. Forse perché il nuovo dicastero cammina su gambe decisamente fragili. «Bisogna vedere che deleghe avrà, non vorrei che finisse per essere un ministero per i convegni sul Sud», ironizza Francesco Boccia, il presidente della Commissione bilancio della Camera protagonista di un'aspra polemica con Renzi e De Vincenti sui fondi per Taranto. Il riferimento di Boccia è chiaro: il povero De Vincenti, già inviato da Renzi a cancellare lo stanziamento per Taranto per punire il dissidente governatore della Puglia Michele Emiliano, è ora alla guida di un ministero per il Sud che non controlla i fondi per il Sud. La delega per il Cipe, il Comitato interministeriale che gestisce il rubinetto dei fondi europei, cioè il grosso dei soldi per il Mezzogiorno, è in mano al ministro dello Sport, ovvero a Luca Lotti. Segno che Renzi lo considera leva elettorale strategica. L'ex premier ha ben presenti i flussi dei voti per il referendum: a Napoli e Palermo più del 40 per cento degli elettori del Pd ha scelto il No, secondo le analisi dell'Istituto Cattaneo. A Taranto quasi il 70 per cento dei votanti ha preferito la Renxit.

Toccherà a Lotti dunque cercare di recuperare consenso. Ma le premesse non sono rosee. «I vincoli europei sul pareggio di bilancio nel 2019 -spiega Andrea Del Monaco, esperto di fondi europei- ci costringono a rinviare l'effettiva erogazione di 35 miliardi di euro del Fondo Sviluppo e Coesione, su 46 stanziati, a dopo il 2020. Per l'80% erano soldi per il Sud». Sui 50 milioni dell'Ilva, che non dipendono da fondi europei, c'è speranza? «Tutti i gruppi parlamentari hanno preso un impegno», dice Boccia. C'è in ballo il Milleproroghe. Ma più probabilmente servirà un decreto omnibus. Fatto apposta per turare le tante falle della legge di Bilancio renziana.

Commenti

Martinico

Ven, 16/12/2016 - 09:09

La vergogna continua...senza limiti ormai.

Duka

Ven, 16/12/2016 - 09:48

BEH MA SCUSATE ERANO PROMESSE FATTE PRIMA DEL VOTO REFERENDARIO. ADESSO SIAMO AL POI OLTRETUTTO CON BATOSTA MEMORABILE. Dei poveri bambini si prenderà cura tutto il paese non certo questi 4 buffoni del governo ne quelli di CAPALBIO

nopolcorrect

Ven, 16/12/2016 - 10:30

Giusto, prima i "fratelli migranti" di Bergoglio.