«Immagini che mi devastano, rivivo il mio incubo»

Annalisa Caiazzo è sopravvissuta al disastro del 2013 in Campania quando morirono 40 persone

Simone Di Meo«Non ho avuto la forza di guardare la tv. Appena ho intravisto quelle scene, ho spento. È come rivivere lo stesso incubo che ha distrutto la mia famiglia». Annalisa Caiazzo il 28 luglio del 2013 era a bordo del pullman che precipitò dal viadotto «Acqualonga» dell'A16 Napoli-Canosa, nel territorio di Monteforte Irpino (Avellino). Una strage: 40 morti. Tra cui i genitori e gli zii della donna. Il marito e i due figli piccoli si salvarono per miracolo ma hanno dovuto affrontare lunghissime degenze ospedaliere e delicati interventi chirurgici. Una via crucis che non è ancora terminata. «La mia bambina non cammina più racconta al Giornale - A due anni e mezzo ha dovuto affrontare un calvario. È una bimba forte, ma sta affrontando una sfida durissima. Oggi giriamo l'Italia per consultarci coi migliori specialisti e farle riprendere l'uso delle gambe. Il fratellino si rifiuta di vederla nel passeggino o sulla sedia a rotelle. Tra qualche settimana partiremo per la Slovacchia. Ci hanno consigliato un centro di eccellenza per la riabilitazione. Non ci arrendiamo. Andremo lì e preghiamo». Le difficoltà sono enormi, soprattutto finanziarie. «Paghiamo tutto noi. Dopo tutto quello che è successo, ci hanno rimborsato 10mila euro per le cure ospedaliere divise tra me e mio marito. Una vergogna. A scuola le hanno addirittura ridotto l'orario di sostegno da venticinque a tredici ore alla settimana. Io mi chiedo: che c'entriamo noi? Che c'entra lei, un'anima innocente con tutto questo?». Il processo stenta a partire: gli indagati sono 15, compresi i vertici di «Autostrade Spa». Le parti civili ammesse sono 113, molte però accetteranno i risarcimenti e usciranno di scena. Le indagini della procura di Avellino hanno accertato che il sistema frenante del mezzo era fuori uso. L'autista guidava un veicolo fuori controllo. «Sono dolori che non si possono dimenticare continua Annalisa Caiazzo e i ricordi non finiscono mai di tormentarti. Posso immaginare che cosa hanno provato le mamme delle ragazze in Spagna mentre pregavano, mentre imploravano che tra le vittime non ci fossero le figlie. Non sono vecchia, ho 35 anni ma la mia vita è finita. Ho perso tutto. Vivo solo per cercare di recuperare la mia piccola. Se però morissi domani, smetterei di soffrire ma chi la aiuterebbe?». La signora Caiazzo ha impedito anche al figlio di guardare il telegiornale, domenica sera. «Lui è più grandicello e non ha certo dimenticato quel che è accaduto. Non è rimasto ferito in modo molto grave, ma ha perso i nonni ai quali era molto legato. E ha vissuto tutto quel macello fino all'arrivo dei soccorsi. Come si possono rimuovere quelle immagini? È impossibile». L'anno prossimo, il ragazzino affronterà l'esame di terza media. «Vivo quel momento col terrore che possa chiedermi di partecipare alla gita. Lui va avanti, cerca di recuperare e di vivere la sua vita. E salire su un pullman, insieme agli amici, per un viaggio di piacere significa anche superare certi traumi. Io, invece, al solo pensiero muoio».