Gli imprenditori promuovono la cura Draghi

Mario Draghi ha fatto ciò che poteva per ridare slancio all'anemica ripresa nell'Eurozona e per allontanare lo spettro della deflazione, ma ora la palla deve passare nella metà campo dei governi, attesi a una stagione di riforme strutturali. È unanime il parere di imprenditori ed economisti, a Cernobbio per la giornata inaugurale del Workshop Ambrosetti. Ma sono anche le imprese a doversi mettere in gioco, senza pensar di delegare alla politica. «Dalle imprese l'Europa arriva un giudizio positivo sulla Bce, ma anche un reminder del fatto del l'Europa si muove ma da sola non fa tornare investimenti e liquidità - spiega Francesco Caio, ad di Poste - in questo contesto le imprese hanno una responsabilità, un ruolo che possono giocare. La politica monetaria è importante, ma le imprese devono aprire la testa su nuovi progetti e innovazione, le aree di crescita ci sono, serve progettualità e coraggio nei confronti dell'innovazione».

Emma Marcegaglia, numero uno di Eni sposta il baricentro dalla imprese alla politica, ricordando che il taglio dei tassi non è sufficiente se non sarà sostenuto da una nuova struttura fiscale e da riforme strutturali. In particolare l'Italia deve «fare di più sul fronte della spesa pubblica». Davide Serra, fondatore del fondo Algebris, promuove l'agenda Renzi, ma usa una metafora per ricordare che «se sei l'ad (il presidente del consiglio) devi essere sicuro di avere l'appoggio del cda (il Parlamento)» e che «forse voler fare una riforma al mese è eccessivo dopo che per 20 anni non si è fatto nulla». L'ad di Unicredit Federico Ghizzoni sottolinea invece gli effetti benefici che arriveranno dal sostanziale azzeramento del costo de denaro. «Il fatto di avere liquidità a costo del funding molto basso va decisamente a favore più del Sud Europa che non del Nord, dove il costo del funding è già basso». Anche Peter Praet, membro dell'esecutivo board della Bce, sottolinea i limiti della politica monetaria, che «può far guadagnare tempo, ma non può risolvere i problemi strutturali delle nostre società. Quando si fanno le riforme - aveva premesso Praet - c'è un periodo iniziale di incertezza, poi le cose vanno meglio più avanti. Mario Draghi in merito ha lanciato il dibattito a Jackson Hole, questo è un caso in cui si deve supportare la domanda facendolo insieme alle riforme strutturali. Il problema sono i tempi, se supporti la domanda e le riforme poi non arrivano». Praet ha spiegato con dettaglio tutti i passi e le valutazioni, spiegando che le valutazioni dei dati macro non erano diverse da quelle fatte recentemente dalla Bce: «A spingere all'azione è stata invece la valutazione dell'impatto che gli ultimi dati su prezzi e crescita hanno avuto sulla fiducia». Praet ha spiegato che le indicazioni di Draghi sono chiare, che l'intervento della Bce per favorire il credito e la liquidità avrà un «impatto rilevante», nel mix di misure che riguardano il Tltro, Abs e covered bond . Di certo - ha spiegato - significa che l'impatto dell'intervento non dipenderà solo dalla domanda che arriverà dalle banche. RPar