Imprese e famiglie chiedono più credito ma il problema è che ne ottengono meno

Pesa l'incertezza. De Felice (Intesa) vede la ripresa del mercato immobiliare

Quando si parla di Pil, di spread, di debito pubblico e di indici macroeconomici la crisi sembra qualcosa di astratto, che chi sta al governo può liquidare come numeri buttati lì dai professori per fare dispetto ai «partiti del popolo». Se tutto questo però ti arriva sulla pelle e brucia e fa male ti accorgi che i timori sulla recessione non sono come l'oroscopo. Lo vedi quando vai in banca a chiedere un prestito, un mutuo, un sostegno per investire nell'impresa o, semplicemente, per pagare gli operai.

Allora se la Banca d'Italia scrive che nel quarto trimestre del 2018, ottobre, novembre e dicembre, si registra «un lieve irrigidimento» del credito non lo fa per spaventare la gente. Le banche vedono il maltempo e sono un po' più preoccupate del futuro e quindi sono ancora più accorte a concedere prestiti alle aziende e alle famiglie, chiedono più garanzie, dicono più no e siccome questo avviene in una situazione già difficile i finanziamenti risultano più selettivi. Il rapporto di Bankitalia fa notare come la domanda di prestiti sia invece in aumento, sia per i mutui sia per gli investimenti, sia perché c'è un leggero ottimismo sulla ripresa del mercato immobiliare sia per il basso livello dei tassi di interesse. Insomma, si chiede di più ma si ottiene di meno.

Si lamenta Confesercenti, che vede penalizzati soprattutto i commercianti: «Va sottolinato lo scarsissimo credito bancario alle imprese fino a 5 addetti, che percepisce appena il 10,7% dei prestiti delle piccole imprese, pur essendo le prime quasi il 91% dell'intero universo». La realtà è che nessuno ha la sfera di cristallo, ma sono i segnali di incertezza a non far crescere l'economia. I tassi sui mutui immobiliari, nonostante rimangano ancora a livelli bassi, mostrano alcuni segnali di aumento. Il tasso medio complessivo è risalito all'1,9% a novembre dal minimo storico dell'1,79% toccato lo scorso luglio. Il tasso variabile si è alzato dall'1,59% dall'1,52% medio dei primi nove mesi del 2018, mentre il tasso fisso è salito al 2,07% dal minimo dell'1,95% segnato a settembre. «Il mercato immobiliare residenziale in Italia - ha spiegato Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo, - si è ripreso, non siamo ancora ai livelli di compravendita che avevamo prima della crisi del debito, ma c'è un trend moderatamente positivo, sostenuto anche da una discreta crescita del reddito disponibile delle famiglie».

Le banche italiane, d'altra parte, sentono la pressione della Bce, che sta chiedendo lo smaltimento dei crediti deteriorati, quelli che sono persi, che non verranno mai rimborsati. Insomma, la spazzatura. Il dilemma del sistema creditizio è proprio la ricerca di un equilibrio tra due esigenze contrapposte: concedere prestiti per far crescere gli investimenti e la produzione, ma stando molto attenti a non creare altri «rifiuti tossici». Il risultato è che si vive in un clima di sfiducia e rancore. Le banche non si fidano, imprese e famiglie arrancano, sacramentando.