È imputato per disastro colposo ma il sindaco Doria lo premia

Uno dei dirigenti beneficiari del «bonus ambiente» coinvolto nell'inchiesta dell'alluvione di Sestri del 2010

Non solo i dirigenti «anti-calamità» sono stati premiati con bonus di migliaia di euro, ma ora si scopre che tra loro c'è anche Stefano Pinasco, già imputato per disastro colposo nel processo ancora in corso per l'alluvione di Sestri del 2010. Nessun caso di omonimia. Si tratta proprio di lui. Lo stesso Stefano Pinasco che il Comune di Genova ha gratificato con 9.405,44 euro annui per essersi «efficacemente» occupato degli «adeguamenti idraulici relativi alla scolmatura dei torrenti Bisagno e Chiaravagna». Insomma, proprio di quegli interventi che avrebbero dovuto evitare ai due corsi d'acqua di trasformarsi in quella bomba che ha finito col devastare il capoluogo ligure. Con un simile «precedente» era opportuno riconoscere a Pinasco quei 9 mila euro? Il buonsenso avrebbe suggerito di no. Ma si sa che la burocrazia segue parametri opposti rispetto alla ragionevolezza.

Intanto la Procura ha formalizzato ieri la sua inchiesta per disastro colposo ipotizzando uno scenario inquietante: manager pubblici e imprenditori «frontisti» (titolari di concessioni lungo i torrenti Chiaravagna e Bisagno) avrebbero barattato la messa in sicurezza dei torrenti con indennizzi. «In altre parole - sintetizza Il Secolo XIX - prima che Sestri e Genova fossero travolte dal fango, per anni alcuni privati hanno pagato gli enti locali piuttosto che portare a termine interventi decisivi».

Ma a tenere banco tra i genovesi (oltre ai timori di nuove apocalittiche precipitazioni) resta lo scandalo dei quarantamila euro di bonus distribuiti ai quattro «supertecnici» del Comune incaricati di «ridurre il rischio idrogeologico in città»: una speciale task force (con stipendi tra 80 mila e 120 mila euro lordi all'anno) che aveva il compito - assai improbo - di evitare un disastro-fotocopia del 2010. La tragica realtà di questi giorni è invece sotto gli occhi di tutti: un morto (quattro anni fa le vittime furono 6), danni per 300 milioni, attività commerciali in ginocchio ben più che nella pur drammatica situazione post-alluvione del 2010; per non parlare della disperazione di migliaia di persone che hanno perso tutto; e poi palazzi evacuati, strade interrotte da frane, intere zone inagibili, mobilità pesantemente ridotta fra treni e aerei a singhiozzo e il divieto di circolare nelle aree a rischio. Oggi Genova è tutto questo. E l'aria attonita del sindaco (contestato dai cittadini con toni a volte scomposti) non aiuta certo a guardare il futuro con fiducia. Così come non aiutano le parole dell'assessore al personale del Comune di Genova, che, intervista dalla Rai, ha difeso i dirigenti «premiati» con toni che suscitano più di una perplessità («Farsi restituire quei soldi? Assolutamente no. Hanno lavorato bene e quei premi glieli ridaremmo»). Rabbia per una burocrazia ottusa che integra la denuncia pubblica di Enrico Musso, consigliere comunale ed ex candidato sindaco contro Marco Doria alle comunali 2012. Musso spiega al Giornale : «Non butto la croce addosso ai 4 dirigenti “premiati“. Propongo invece di ridiscutere alla base il meccanismo di fissazione e misurazione degli obiettivi per i funzionari da parte dell'amministrazione».

Ma non è che Musso ha il dente avvelenato perché nel 2012 perse contro Doria la corsa per le elezioni a sindaco?

«Il dente avvelenato ce l'hanno i genovesi, non io. Dopo la mia denuncia ho ricevuto migliaia di consensi e non più di 5-6 critiche. Ma ora la città ha bisogno di aiuti concreti. Basta con le beghe politiche».

Magari fosse vero...