Incappucciati e anarchici. Torna il rischio terrorismo

I gruppi che nel 2013 uccisero due militanti di Alba dorata sono pronti a rientrare in azione. Ferie sospese, precettate le teste di cuoio

Quando mancano due giorni alla probabile riapertura delle banche dopo l'apnea di due settimane (in arrivo nell'Egeo aerei cargo con 12 miliardi), i poliziotti dei Mat, le teste di cuoio greche, sono stati mobilitati in massa: niente ferie e tutti disponibili. Non solo per la possibile corsa al contante dei cittadini greci, quanto per scioperi e possibili scontri di piazza. Si teme una nuova guerriglia urbana ad Atene, come nel 2008, quando sulle ceneri della prima crisi c'era chi soffiava dolosamente per provocare l'incendio. Quella volta ci scappò anche un morto, il 14enne Alexis Grigoropoulos, freddato da un colpo partito per errore dalla pistola di un agente.

Sono gli incappucciati antiautoritari che, paradosso dei paradossi, protestano oggi contro il primo governo di sinistra della storia moderna greca e che si preparano a sfilare sotto il Parlamento. Già all'indomani dell'Eurogruppo del 18 febbraio, quando Tsipras aveva fatto la prima marcia indietro rispetto ai proclami elettorali, gli anarchici erano addirittura saliti nella sede di Syriza a Koummoundourou srotolando uno striscione di disapprovazione: contro il capitalismo, per gli alloggi sociali e contro il carcere duro. Duro, durissimo, è il carcere ateniese di Korydalos dove scontano una pena sia l'ex ministro della Difesa socialista Akis Tzogatzopoulos per tangenti su armi e carri armati, sia rivoluzionari o presunti tali, come il capo della brigata 17 novembre Christodoulos Xiros, che ha ucciso 23 tra politici, imprenditori e diplomatici. Non era rientrato in carcere dopo quasi un anno di permesso e lo scorso gennaio è stato ripreso.

Quelli delle «Squadre rivoluzionarie popolari combattenti» in galera, però, non ci sono mai andati. Nel 2010 freddarono sull'uscio di casa il giornalista 32enne Sokratis Giolias, il primo a realizzare inchieste sugli scandali ellenici dalle Olimpiadi in poi, come il caso Siemens o i fondi neri impiegati per spiare politici e mass media. Nel novembre 2013 rivendicarono l'attentato davanti alla sede di Alba dorata quando, a colpi di mitra, freddarono due giovani militanti come rappresaglia per l'uccisione del rapper di sinistra Pavlos Fyssas.

Intanto da ieri la piazza della Grecia, anche quella di sinistra, manifesta contro il governo del suo stesso colore. Hanno iniziato quelli del sindacato Pame, poi quelli aderenti all'Adedy, domani sarà il turno dei farmacisti sul piede di guerra perché la troika impone loro «grossi sacrifici nonostante tre anni di arretrati che lo Stato ancora ci deve». Sullo sfondo la normalità perduta di un Paese da sempre crocevia di interessi e giochi di potere. Come quando qualcuno voleva fare fuori l'ex premier conservatore Karamanlis, accusato di aver osato parlare di energia e nuovi business con Vladimir Putin e Gazprom. Oggi il conto alla rovescia lo fanno gli ateniesi, in attesa di una piazza che si preannuncia bollente.

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