Indagati a Roma gli 007 egiziani Fico e la mossa della Camera

Lodovica Bulian

Con l'ultimo vertice fallito tra inquirenti italiani ed egiziani si spegne anche ogni speranza riposta nella collaborazione dell'Egitto per arrivare alla verità sulla morte di Giulio Regeni. A quasi tre anni dall'assassinio del ricercatore friulano al Cairo, la Procura di Roma iscriverà tra pochi giorni nel registro degli indagati sette agenti dei servizi segreti egiziani per sequestro di persona. Ma a sancire politicamente la fine di ogni rapporto di collaborazione bilaterale arriva l'iniziativa del presidente della Camera Roberto Fico, che dopo la riunione con i capigruppo di Montecitorio, ha comunicato la decisione unanime di interrompere i rapporti con il Parlamento egiziano finché non ci saranno sviluppi sull'inchiesta da parte egiziana. «A settembre - ricorda Fico - sono andato al Cairo e avevo detto, sia al presidente al-Sisi sia al presidente del Parlamento egiziano, che eravamo in una situazione di stallo. Avevo avuto rassicurazioni ma ad oggi non è arrivata nessuna svolta». Un atto da cui prende le distanze il premier Giuseppe Conte, che da Buenos Aires precisa: «Non ho parlato con Fico, non so per quale ragione abbia deciso così. A Palermo ho avuto un incontro bilaterale con Al Sisi. Abbiamo ribadito la necessità di giungere alla verità su Regeni, lui mi ha confermato che è anche una loro priorità». Per il vicepremier Matteo Salvini «governo e Parlamento stanno facendo il massimo. Poi governiamo in Italia purtroppo, e non in Egitto».

Alla base dell'affondo giudiziario del procuratore Giuseppe Pignatone e del pm Sergio Colaiocco ci sono i risultati delle indagini tecniche sui tabulati delle cellule del Cairo affidate a Ros e Sco: ne è emerso che i 7 agenti segreti hanno monitorato i contatti, le frequentazioni e i movimenti di Giulio Regeni almeno fino al giorno della sua sparizione, il 25 gennaio del 2016, e sarebbero coinvolti con ruoli diversi nel sequestro del giovane. Tutto ciò era già stato messo a conoscenza delle autorità egiziane da almeno un anno, così come i nomi degli 007 da mettere sotto indagine. Ecco perché quello dei magistrati romani «è un atto giusto, forte e coraggioso», sottolinea Fico. E anche «un atto dovuto: visto che la Procura del Cairo non procede, è giusto lo faccia la Procura di Roma».