Iniezioni letali ai malati. Il medico del 118 accusato di omicidio

Quattro morti sospette: somministrate ai pazienti dosi massicce di tranquillanti

Un liquido bianco somministrato per iniezione che uccideva i pazienti invece di salvarli. È indagato per nove casi di morte sospetta un medico che fino a pochi giorni fa prestava servizio nel 118 dell'ospedale di Cattinara.

Vincenzo Campanile è finito nel fascicolo aperto dai pm della Procura di Trieste Cristina Bacer e Chiara De Grassi, che lo accusano di omicidio e falso in atto pubblico per aver iniettato farmaci sedativi, come propofol, diazepam e midazolam, a pazienti anziani e malati sia a bordo delle ambulanze, che quando veniva richiesto il suo intervento domiciliare. Farmaci, che avrebbero ucciso quei poveretti, tutti ultraottantenni.

Il Gip Luigi Dainotti, che si è occupato del caso, spiega invece nell'ordinanza che la «sussistente gravità indiziaria» si configurerebbe soltanto per quattro casi, come riportato dalla nota firmata ieri dal Procuratore capo, Carlo Mastelloni, mentre otto sarebbero gli episodi di falso.

Ma una visione diversa della vicenda tra Procura e Tribunale si evince anche dal fatto che l'accusa avrebbe chiesto gli arresti domiciliari per il medico mentre il Gip avrebbe ritenuto sufficiente la misura della sospensione dall'attività, come approfonditamente motivato nel provvedimento. In altre parole, per il giudice delle indagini preliminari, la pericolosità del medico sarebbe limitata all'esercizio della professione.

I sospetti su Campanile, che da anni prestava servizio sulle ambulanze del 118, sono iniziati il 3 gennaio scorso quando una famiglia ha chiamato il 118 per soccorrere un'anziana, che si era sentita male in casa. Lo zelante medico nel mezzo che la portava in ospedale, le ha subito somministrato un sedativo. Ma la paziente è morta poco dopo. Un infermiere presente alle operazioni di soccorso, però, si è accorto subito che lo specialista aveva omesso di indicare il nome di quel liquido nella scheda di soccorso. Un'anomalia che è stata immediatamente segnalata ai vertici ospedalieri, che una volta accertato l'episodio, si sono rivolti alla Procura.

Quando il medico è stato interrogato, si è giustificato dicendo che la sua era una «sedazione palliativa caritatevole» per i malati terminali. L'azienda ospedaliera di Trieste nei mesi scorsi aveva già trasferito il medico dalle ambulanze al reparto di cure palliative. Ma dopo la sospensione da parte della magistratura, i vertici della struttura sanitaria hanno applicato altre misure.

«La Direzione generale, nel rispetto delle attività della magistratura e a tutela dei cittadini e di tutti gli operatori, rende noto che le indagini sono state avviate a seguito della segnalazione direttamente effettuata da AsuiTs all'Autorità competente - si legge in una nota - detta attività informativa è peraltro la regola nei casi in cui emergono elementi meritevoli di approfondimento esperibili solo dagli organi giudiziari competenti. Il professionista è stato immediatamente allontanato, dal momento in cui sono state avviate le indagini, ed assegnato ad altre attività. Al momento è sospeso dal servizio».

Non è escluso che nelle prossime settimane la Procura ritenga necessario riesumare i cadaveri degli altri anziani deceduti per svolgere ulteriori accertamenti, perché i casi sospetti, sui quali è necessario far luce e dei quali si è occupato il medico sarebbero iniziati già nel 2014.