«Insulti, botte e violenze sessuali subiti per due anni. Soltanto ora ho ritrovato la pace»

Daniel Mosseri

Berlino Nel 1968 Alexander Probst era in terza elementare. Quell'anno, l'intonato bambino di nove anni si unì al coro del Duomo di Ratisbona. A inizio 2017 Alexander Probst pubblica «Abusato dalla Chiesa» («Von der Kirche missbraucht»), un'autobiografia il cui sottotitolo non lascia spazio all'immaginazione: «La mia infanzia traumatica nel collegio del Regensburger Domspatzen e il terribile scandalo». Il libro racconta gli insulti, le botte e gli abusi subiti nei primi due anni di internato presso il coro dei «passeri della cattedrale».

Niente rispetto al trattamento subito a partire dalla scuola media, quando un insegnante obbliga il ragazzino ed altri compagni di sventura a bere, fumare e guardare film porno. Un crescendo culminato nelle visite notturne dell'insegnante in camera da letto, sotto le lenzuola. Intervistato dalla Deutsche Welle, Probst racconta di aver subito gli abusi sessuali del suo insegnante «almeno un centinaio di volte». Fra i primi ad aver pubblicamente denunciato nel 2010 l'orrore di Regensburg Ratisbona in italiano oggi l'uomo dichiara di essere in pace con se stesso, «e spero che la trovino anche coloro che hanno commesso i crimini». Per quanto lo riguarda, il passato non è più l'unico motore della sua vita, «e questo mi fa stare bene», afferma. Per Probst è importante che le nuove rivelazioni «permettano di impedire che queste cose possano avvenire ancora in futuro».

La Chiesa ha ovviamente una grande responsabilità. Fra i suoi nemici l'autore nomina l'ex vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Müller, che lo accusò di voler infamare la curia. «Ero furibondo. Lui aveva attivamente protetto gli autori degli abusi». Rabbia e dolore crebbero, spiega, quando nel 2012 papa Ratzinger lo elevò ad arcivescovo nominandolo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. «Fu come mettere una volpe nel pollaio, una cosa assurda».

Probst spiega che il tempo gli ha dato ragione e che Müller si è trasformato in un problema per la stessa curia romana. E tuttavia non fa di tutta l'erba un fascio ricordando che il nuovo vescovo di Ratisbona, Rudolf Voderholzer, ha un atteggiamento diverso «e dal 2015 collabora personalmente con noi». Per un lungo periodo Probst avrebbe voluto ricevere le scuse del suo aguzzino, «ma quando appresi che aveva continuato ad abusare dei bambini fino agli anni Novanta, ho capito che non c'era nulla da fare».