Intesa esce allo scoperto: "Siamo interessati a Generali"

L'ad Messina avrebbe l'appoggio delle Fondazioni, ma farà un'offerta solo se crea valore. Il Leone vola +8,2%

«Ho l'impressione che Bazoli appartenga a un altro mondo, bisognerà tenerne conto», confidò lo storico presidente di Mediobanca, Enrico Cuccia, a un collaboratore alla nascita del nuovo Banco Ambrosiano. Non nascondendo l'intenzione di convertire al capitalismo il banchiere bresciano che diceva di voler conciliare il Vangelo con i bilanci. Oggi Cuccia non c'è più, nella piazzetta che porta il suo nome il timone di Mediobanca è nelle mani di Alberto Nagel. E alla guida di Intesa Sanpaolo è arrivato Carlo Messina che gode della piena fiducia di Giovanni Bazoli, tuttora presidente emerito della banca che ha di fatto costruito gettandone le fondamenta con il matrimonio tra l'Ambroveneto e la Cariplo.

Dietro alle grandi manovre sulle Generali ci sarebbe sempre lui, sostenuto dall'eterno alleato Giuseppe Guzzetti, patron dell'Acri e della Fondazione Cariplo. A 85 anni, il primo, e a 83, il secondo, sembrano essere loro gli ispiratori di una partita che entrambi avrebbero voluto giocare anni fa: prendere il controllo del Leone di Trieste per evitare che finisca nelle mani sbagliate - quelle francesi di Axa - e che non resti nell'orbita di Mediobanca. Con la sponda non solo del governo Gentiloni ma anche del Quirinale dove siede Sergio Mattarella, assai vicino alla cultura andreattiana cui si ispirano i due grandi vecchi della finanza cattolica.

Ieri Guzzetti, incalzato dai giornalisti a margine di un evento, si è definito «l'ultimo della fila» aggiungendo di andare «a chiedere in via Monte di Pietà al primo piano», ovvero nella sede milanese di Intesa. Che in serata ha rotto gli indugi e confermato in una nota, «il proprio interesse industriale per la crescita nel settore del risparmio gestito, del private banking e in quello dell'assicurazione in sinergia con le proprie reti bancarie, anche con possibili partnership internazionali». L'operazione non arriverà sul tavolo del cda di venerdì convocato per la preparazione del budget ma è al vaglio del «management di Intesa che valuta le opzioni di crescita endogena ed esogena secondo stringenti criteri di preservazione della leadership di adeguatezza patrimoniale e coerentemente con la politica di creazione e distribuzione di valore per i propri azionisti». Comprese le «possibili combinazioni industriali con Generali». Senza queste condizioni, insomma, l'operazione non si farà.

Per il mercato, comunque, la battaglia è già cominciata dopo la contromossa di Generali che lunedì ha acquistato il 3% dei diritti di voto dell'istituto di credito tramite un prestito titoli per impedire l'acquisto di quote di minoranza. Barricata che sarà però inutile in caso di offerta di acquisto o di scambio da parte di Intesa su almeno il 60% del capitale del gruppo assicurativo.

Così ieri in Piazza Affari, le Generali hanno guadagnato l'8,2% al termine di una seduta che ha visto passare di mano più del 3% del capitale della compagnia triestina. In due giorni il totale scambiato ammonta quindi a poco più del 5% per un controvalore di 1,2 miliardi. Anche Mediobanca è balzata del 5,5% mentre Intesa ha perso il 4,4 per cento. La Consob tra oggi e domani convocherà per chiarimenti i vertici di Intesa e del Leone e anche Unicredit (ieri +3,1%) potrebbe essere ascoltata dalla Commissione. Oggi si riunirà anche il cda del Leone per discutere l'uscita del direttore generale, Alberto Minali, dopo i contrasti che sarebbero emersi con l'ad Philippe Donnet in relazione al perimetro del gruppo. Ma i riflettori sono tutti puntati su Intesa, sulla strategia che metterà in campo l'ad Messina che avrebbe già l'appoggio delle due fondazioni azioniste, Compagnia San Paolo e ovviamente la Cariplo di Guzzetti, che sarebbero disposte a diluirsi e anche a una eventuale riduzione temporanea dei dividendi nella fase iniziale dell'aggregazione. Meno prevedibile la reazione del «salotto» delle Generali: se Mediobanca - prima azionista con il 13% - è chiaramente contraria all'operazione, meno netta è la posizione di Francesco Gaetano Caltagirone (al 3,5%) e De Agostini (1,7%) per i quali la priorità resta la creazione di valore, al di là delle alleanze. Leonardo Del Vecchio (3,1%) potrebbe invece schierarsi al fianco di Piazzetta Cuccia che ha fatto da advisor al matrimonio di Luxottica con i francesi di Essilor. Un ruolo decisivo nella partita potrebbe averlo anche Unicredit, primo socio di Mediobanca con l'8,6%: l'ad Jean Pierre Mustier è impegnato nel road show per l'aumento di capitale da 13 miliardi, al via fra tre settimane, che ridisegnerà completamente l'azionariato dell'istituto. Mustier sosterrà Nagel nella controffensiva? Di certo, Mediobanca è controllata da un patto di sindacato che scadrà a fine anno e andrà al rinnovo automatico per altri due anni tra quanti non abbiano dato disdetta entro fine settembre, purché le quote sindacate restino oltre il 25% (in caso di offerta, comunque, il patto decade). Bisognerà infine vedere se a fare da sponda a Intesa per «la creazione di valore» evocata ieri dal management come condizione imprescindibile dell'operazione, saranno i tedeschi di Allianz con l'acquisto di alcune partecipate estere del Leone.