«Inutile aspettare i nostri L'America non arriverà»

La situazione è drammatica ma il Vecchio Continente non si muove. «Dovremmo parlare con Putin e invece lo sanzioniamo»

Massimo MalpicaRoma «Guardando quello che succede sono basito, da giornalista e da cittadino. Sembra che l'Europa stia aspettando l'arrivo dei nostri. Ma c'è poco da aspettare che ci pensino gli Usa. Tocca muoversi e in fretta». Clemente Mimun, direttore del Tg5, non sembra troppo ottimista sulla risposta dell'Ue alla scia di sangue e terrore portata dall'Isis nel Vecchio Continente.Pensa davvero che la Ue aspetti una mossa degli Stati Uniti?«Gli americani sono stufi di contare i morti in missioni che riguardano altri. Obama già aveva poca voglia prima, figuriamoci ora, a fine mandato».Tocca far da soli, quindi. L'Europa è in grado di farlo?«La situazione, se non fosse drammatica, sarebbe comica. Si fanno vertici per far finta di affrontare problemi, dai migranti al terrorismo, ma tutti i paesi membri sembrano voler solo mollare il cerino all'altro. Si parla di intelligence europea, ma poi si scopre che nessuno passa le informazioni. Un interlocutore ci sarebbe: Putin. Invece di parlarci, lo sanzioniamo».Intanto il Califfo ha messo l'Europa nel mirino.«E qui si pensa a destinare l'8 per mille per costruire moschee. Intendiamoci, io gli darei pure l'8 per cento, ma in cambio voglio reciprocità, non Paesi dove chiese e sinagoghe sono proibite o nazioni dove io non posso andare perché indesiderato, in quanto di religione ebraica. Mai fare di tutta l'erba un fascio, ma la parola infedele non è nel Vangelo o nella Torah. E non tollero che un direttore di giornale venga scortato fuori dalla polizia per un sit-in organizzato da chi ritiene che abbia fatto un titolo troppo duro. Semmai si identifichi chi, all'indomani di un attentato, partecipa al sit-in per un titolo».Non sarebbe politically correct.«Invece lo è avere rapporti economici e diplomatici con chi finanzia i tagliagole? O battere le mani alle primavere arabe, dopo le quali non abbiamo più un Paese stabile, mentre il mondo è in mano a poche migliaia di pazzi, tra Isis, Boko Haram e Al Qaeda? Sono per la pace, ma la voglio dappertutto. Più che il politically correct, serve la volontà dell'Ue di affrontare il terrorismo e una strategia d'attacco».Quale?«Seguiamo il denaro, scopriamo a chi l'Isis vende petrolio rubato per finanziarsi, chiudiamo i rubinetti al Califfo, sequestriamo in Europa i beni di chi gli passa soldi, sanzioniamo i Paesi canaglia che lo foraggiano. Senza quattrini l'Isis perde appeal. Poi invece di fare vertici l'Europa crei un'intelligence comune, e depuri dal radicalismo i quartieri europei a rischio. Quanto alla sicurezza, dopo Bruxelles i controlli negli aeroporti andrebbero fatti - come in Israele, che suo malgrado ha esperienza in materia - già all'ingresso».