«Io, in galera per due anni ma la serial killer era un'altra»

Infermiera condannata per omicidio, «salva» grazie alla confessione della vera assassina

I giudici avevano scritto nella motivazione di condanna a 24 anni per l'omicidio della pensionata Lida Taffi Pamio: «La responsabilità di Monica Busetto è provata al di là di ogni ragionevole dubbio». Si scopre ora che i «ragionevoli dubbi» c'erano, eccome. Monica Busetto è da ieri una donna libera. Dopo due anni di carcere. Da innocente. Accusata di aver accoltellato nel 2012 una 87enne di Mestre. E nel carcere della Giudecca di Venezia Monica Busetto, 53 anni, ausiliaria in ospedale, ci sarebbe rimasta altri 22 anni, se la vera assassina non avesse confessato qualche giorno fa il delitto per cui era finita dentro la povera signora Busetto. Che, rintracciata dal Giornale racconta: «Sono stati due anni di inferno. Ma non ho mai perso la speranza. Volevano che io confessassi di avere ammazzato la povera Lidia, ma io non potevo confessare ciò che non avevo commesso. Non serbo rancore per chi mi ha sbattuto dietro le sbarre. Certo, avrei preferito che la mia innocenza fosse stata accertata prima, ma meglio tardi che mai. Anche perché credo alla buona fede di quanti hanno svolto le indagini e che di sicuro non volevano mandare in galera una persona estranea ai fatti. Ma, purtroppo, è proprio ciò che è accaduto». Un «equivoco» che ha rubato a Monica due anni della sua vita, sottraendola ai suoi affetti più cari: «Se non avessi potuto contare sulla fiducia e l'amore dei familiari, sicuramente con ce l'avrei fatta a superare momenti così bui». Ma il dramma patito da questa donna resta, e sarebbe giusto che lo Stato le riconoscesse almeno un indennizzo per ingiusta detenzione. E invece per la Busetto l'odissea giudiziaria non è ancora finita. Infatti, anche se da ieri è una donna libera (resta però l'obbligo di dimora), Monica formalmente non è ancora stata scagionata del tutto; tanto che la settimana prossima dovrà presentarsi davanti ala Corte d'Assisi per il processo d'appello. Che però, alla luce degli ultimi fatti, dovrebbe chiudersi in tempi brevi con un «non luogo a procedere». Ma vediamo come si è arrivati alla svolta che dovrebbe aver sancito, una volta per tutte, l'estraneità della donna nell'assassinio della pensionata. Nei giorni scorsi è emerso infatti che ad ammazzare Lida Taffi Pamio sarebbe stata (visti i precedenti, meglio usare sempre il condizionale) un'altra donna - ribattezzata la «serial killer di Natale» - , capace di uccidere e derubare le sue due anziane vittime (oltre a Lida Taffi Pamio, anche l'81enne Francesca Vianello, pure lei di Mestre) pur - come hanno dichiarato gli inquirenti - «di comprare ai figli i regali da mettere sotto l'albero». La vera colpevole sarebbe Susanna Lazzarini, detta Milly, la vedova di 52 anni arrestata alla fine dello scorso anno per l'omicidio a Mestre appunto di Francesca Vianello, 81 anni, strangolata dopo il rifiuto di un prestito (l'ennesimo), di poche decine di euro (100 per l'esattezza). Il colpo di scena lunedì scorso, quando Procura e Squadra mobile hanno annunciato l'incriminazione di «Milly» anche per la morte di Lida Taffi Pamio, prima soffocata e poi finita a coltellate al cuore e alla gola nel suo appartamento. Per questo secondo delitto era stata condannata in primo grado a 24 anni di carcere, nel dicembre 2014, Monica Busetto, vicina di casa di Pamio, con la quale aveva litigato in più occasioni.La donna si era sempre proclamata innocente, pur tra molti «non ricordo». A incastrarla come l'assassina erano stati diversi indizi rivelatisi - solo ora - privi di fondamento: una collanina dell'anziana ritrovata nel suo portagioie e la traccia di una macchia di sangue sul pianerottolo diviso dalle due. «La responsabilità di Monica Busetto è provata al di là di ogni ragionevole dubbio» scrissero i giudici depositando le motivazioni della sentenza. È stata la morte di Francesca Vianello, amica come Taffi Pamio della madre di Milly Lazzarini, a riaprire il caso e a portare la squadra mobile su una pista diversa. Fondamentale è stato il ritrovamento del dna della vedova anche nell'appartamento della prima vittima. Insieme al fatto che anche in quel caso a muovere la mano dell'assassina fosse stato il denaro. Una manciata di soldi più o meno uguale a quella che l'assassina aveva chiesto a Francesca Vianello per fare i regali di Natale e pranzare con i due figli durante le feste. Al rifiuto dell'anziana, che pretendeva invece la restituzione di un precedente prestito, è scattato il raptus e lo strangolamento. Interrogata dalla Procura il 24 febbraio sull'omicidio di tre anni fa, Milly, che si trova in carcere in attesa di giudizio, ha reso «una piena e circostanziata confessione». E per Monica Busetto la luce si è riaccesa.