Ira di Bossetti: "Idiozie dal pg" La Procura insiste: ergastolo

L'imputato si presenta in aula abbronzatissimo e magro Urla e tensione, contro di lui resta solo la prova del Dna

Quanto impiega un furgone Ducato a percorrere quattrocento metri? Due minuti, tre minuti? Eppure è nei quattrocento metri che separano la palestra di Brembate dalla casa di Yara Gambirasio, che succede tutto: Bossetti che passa per caso e si ferma, Yara che con l'imprudenza dell'adolescenza accetta il passaggio perché fa freddo, poi «una frase o un gesto sbagliato che ha scatenato la reazione di Yara»: e allora Bossetti tira dritto, non la porta a casa ma verso la morte nel campo di Chignolo d'Isola.

Così è andata, per la procura generale di Brescia: e per questo Massimo Bossetti deve restare in carcere tutta la vita. Confermate la «ineccepibile» condanna all'ergastolo, chiede ieri il pg Marco Martana ai giudici e ai giurati. Ma quella scena iniziale, così come la immagina l'accusa, fatica a stare in piedi. E ancora meno, a ben guardare, sta in piedi la scena finale, con Bossetti che picchia Yara e poi la colpisce con una lama, senza affondare, tagliuzzandola, e si ferisce anche lui: e poi, svenuta ma viva, la scaraventa nel campo, col rischio che si riprenda e scappi a chiedere aiuto e a accusarlo.

Certo, sul tavolo dell'accusa c'è il Dna che incastra il muratore al 99 virgola 9 periodico: sugli slip e sui leggins della ragazzina c'era il liquido biologico del muratore di Mapello, (in primo grado si era pensato fosse sperma, adesso l'accusa dice che era sangue). E da questo non si scappa, a meno di non mettere in discussione principi scientifici riconosciuti e applicati in tutto il mondo. Ma ieri, nell'aula della Corte d'assise d'appello di Brescia, scienza e fatti concreti sembrano viaggiare in direzioni opposte. Su un piatto il Dna, l'inesorabile Dna. Dall'altro le incongruenze di un delitto senza logica e senza movente, a meno di non prendere per tale la «non indifferenza» di Bossetti al fascino delle ragazzine, testimoniata peraltro da un solo accesso a un sito porno. Ma perché proprio quella sera e proprio con Yara, che non doveva essere lì e che anche secondo l'accusa Bossetti non conosceva, la «non indifferenza» si sia trasformata in un delitto scomposto e feroce, il pg non lo spiega.

Tutto il resto del materiale d'accusa non sono prove, al massimo indizi e forse nemmeno quelli. Sembra saperlo il pg e lo sa anche Bossetti, che infatti perde la calma - e in tre anni è la prima volta - quando il pubblico accusatore si mette a ricostruire a modo suo la faccenda delle fibre trovate sui leggins di Yara, compatibili per i periti con quelle dei sedili del Ducato: nella requisitoria quel «compatibili» diventa un «combaciano», che oggettivamente è un'altra cosa, e sarebbe davvero una prova. Così l'imputato salta in piedi, protesta ad alta voce, «vengono qui a dire queste idiozie», e il presidente della corte minaccia di cacciarlo.

Bossetti è sempre più magro, quasi abbrustolito dal sole dell'ora d'aria. La moglie Marita due panche dietro, la madre e la sorella a portata di occhi. L'unica prova nuova che i suoi legali hanno portato nell'aula del processo d'appello è una foto scattata dal satellite nel gennaio del 2011, dove il corpo di Yara nel campo di Chignolo non si vede. Era altrove, già morta e poi spostata chissà perché nel campo? Ma per il destino di Bossetti poco cambia, e infatti né la Procura né i familiari di Yara si oppongo ad acquisire la prova. La partita vera ancora una volta, come in primo grado, è tra quei due elementi che sembrano in conflitto insanabile, le diciotto tracce di Dna molecolare che incastrano, e il nulla assoluto che spieghi e confermi la prova scientifica. Anche nella requisitoria del procuratore generale tutto è ipotetico, sfumato: è provato che la sera del 26 novembre 2010 Bossetti era dalle parti della scomparsa di Yara, ma non proprio lì, «nella zona, nel giro di qualche chilometro»; il furgone ritratto dalle telecamere somiglia a quello di Bossetti, ma gli assomiglia solo, una macchia è più piccola, «ma la ruggine si potrebbe essere allargata»; le microsfere metalliche trovate sui vestiti di Yara sono come quelle che usa Bossetti al lavoro, ma più piccole: e via di questo passo. Basta, per un ergastolo? Si riprende giovedì.