Isis, economia e Brexit Premier a caccia di voti nel Parlamento spaccato

La May aveva scommesso su queste elezioni Il risultato la costringe a cercare delle alleanze

S ulla carta Theresa May ha vinto le elezioni britanniche, nel senso che è riuscita a vincere una quarantina di seggi più del suo avversario laburista Jeremy Corbyn, su cui un mese fa nessuno era pronto a scommettere un soldo e che nei sondaggi era addirittura indietro di venti punti. In realtà ha subito una bruciante sconfitta, che si rifletterà sia sulla sua autorevolezza e capacità di guidare il partito, sia sulla solidità del governo che dovrà negoziare la Brexit. Non solo la May non esce rafforzata dalle elezioni anticipate che, contraddicendo una precedente promessa, ha indetto a sorpresa sette settimane fa, ma seriamente indebolita. Contando sui sondaggi, sperava di portare la maggioranza ereditata da Cameron dagli attuali 15 deputati a un centinaio e invece, a tarda notte, gli exit poll mettevano perfino in dubbio che ottenga la maggioranza assoluta. È entrata in campagna elettorale con la reputazione di donna forte e rientrerà a Downing Street ridimensionata non solo dal voto, ma anche da una campagna elettorale sciatta, ripetitiva e costellata di gaffe, che ne hanno messo in luce le molte debolezze. Non ha voluto (o osato) confrontarsi con i suoi avversari in tv, dove, anche quando era la sola intervistata, appariva legnosa e noiosa. Bisogna riconoscere che ha avuto anche sfortuna. Sperava di poter condurre tutta la campagna sul tema della Brexit, insistendo sulla necessità che venga negoziata da un governo forte e omogeneo, e invece dopo le stragi di Manchester e del London Bridge si è ritrovata a dibattere soprattutto di sicurezza: un terreno che, come ex ministro degli Interni, avrebbe dovuto esserle favorevole, se non avesse presieduto, per ragioni di bilancio, a una riduzione del corpo di polizia di ventimila uomini.

Come leader del partito più forte, Elisabetta II le affiderà comunque l'incarico di formare il nuovo governo, ma solo a risultati acquisiti si saprà se dovrà ricorrere all'aiuto (facile) degli Unionisti irlandesi, o addirittura a quello dei liberali, che sono fortemente contrari alla Brexit, o se ci troveremo di fronte a un hung Parliament, un Parlamento ingestibile. Comunque il trono della May è molto fragile: a breve, specie in caso di difficoltà nelle trattative con la Ue, potrebbe trovarsi di fronte a una rivolta dei parlamentari tory o addirittura alla necessità di sciogliere di nuovo i Comuni. Si può anticipare che se riuscirà a formare il governo avrà tre priorità. Primo, cercare di ottenere da Bruxelles la Brexit meno costosa possibile per l'economia, che comincia ad accusare un rallentamento, ma senza sacrificare i punti che hanno indotto gli elettori a votarla. Tutti sappiamo che sarà un negoziato difficile e sotto certi aspetti addirittura spietato, per cui il nuovo esecutivo farà bene ad attrezzarsi meglio di quello precedente. Se la Brexit sarà hard o soft, dipenderà anche dall'orientamento del suo nuovo gruppo parlamentare, dove non mancano i fautori del remain, e dalla necessità o meno di dovere chiedere l'aiuto dei liberali.

Seconda priorità, la sicurezza. Subito dopo l'attentato al London Bridge, la May ha pronunciato parole molto forti, arrivando a dire di essere pronta a stracciare leggi sulle libertà individuali che oggi favoriscono gli jihadisti. È possibile che, specie se le trattative con l'Europa non andassero troppo bene, la lotta al terrorismo diventi agli inizi il suo cavallo di battaglia.

Terzo punto, l'economia. La May è sotto molti aspetti l'opposto della Thatcher: non ha simpatia per il neoliberismo, punta su un maggiore ruolo per lo Stato e crede nella necessità di una più equa distribuzione della ricchezza, anche andando contro gli interessi del grosso dei suoi elettori. Ha promesso un salario minimo di 9 sterline (una più di Corbyn!) e pensa di riportare la pressione fiscale al 35% per avere più danaro a disposizione per i progetti sociali. Qualcuno l'ha già chiamata «Theresa la rossa», ma su questo il partito non mancherà di metterle le redini.